Un bel tacer non fu mai scritto: ovvero dell'arte del silenzio



Recentemente ho visto un film e letto un libro in cui protagonista assoluto era il silenzio.
In entrambi i casi il silenzio dei protagonisti era imposto: condizione necessaria per la propria sopravvivenza.

Sto parlando del libro Vox di Cristina Dalcher: 

in un’America dei tempi recenti un movimento purista prende le redini del potere e porta Gli Stati Uniti indietro di qualche secolo. Cosa accadrebbe se ogni donna avesse a disposizione solo 100 parole in un giorno? Grandioso verrebbe da dire a qualche amico lettore maschio. E se ci si assicurasse che tale numero di parole non venga superato attraverso un apposito bracciale che in caso di sforamento produca una scossa elettrica proporzionalmente più intensa in base all’entità dello sforamento? In realtà se si è giunti a questo punto, la donna nuovamente confinata entro le mura domestiche, privata di ogni diritto raggiunto fino a quel momento, è anche a causa dell’indifferenza, della non lungimiranza o della incredulità con cui la maggioranza delle donne americane avevano seguito gli avvenimenti che avrebbero poi portato a tutto questo.
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Così due donne si confrontano e si scontrano Jean McClellan, la studiosa di neurolinguistica esclusivamente dedita a rincorrere la propria carriera universitaria e la propria dimensione personale, e l’amica di gioventù, un’attivista impegnata a denunciare a gran voce i cambiamenti ancora non facilmente leggibili della società, pre-bracciale.

Scienziata e studiosa di successo Jean. vedrà modificarsi la sua condizione di prigioniera linguistica per i suoi precedenti esperimenti scientifici che l’hanno condotta alla scoperta di un metodo per sconfiggere l’afasia determinata da ictus. Nello svolgersi della vicenda la scienziata si troverà a divenire promotrice in prima persona di un piano di rivolta, non senza rischi personali se si vive in una famiglia di quattro figli di cui tre maschi e di cui il maggiore è un convinto purista e un marito dottore che lavora nientemeno che gomito a gomito con il gabinetto della casa bianca.

Numerosi i cambi di scena e ciò che appare non corrisponde sempre alla realtà; molto godibile e di lettura scorrevole, se proprio dovessi individuare una criticità direi la storia d’amore inserita nel racconto, non strettamente necessaria ad una trama che è già di per sè originale e ben costruita.

E che dire del film A quiete place?
Classificato come horror mi sembra invece più un scient-fiction. Il regista è John Krasinski, il film è uscito nell’aprile del 2018 ed hanno già annunciato il sequel previsto in uscita a maggio 2020. In un futuro non molto lontano, siamo nel 2020, la terra è invasa da alieni predatori che si nutrono di esseri viventi, umani compresi. Il film non racconta l’antefatto: come sono arrivati questi msotri sulla terra, le immediate conseguenze, i tentativi di sconfiggerli, se non attraverso la lettura per immagini dei titoli di giornale che hanno accompagnato i terribili avvenimenti.
Questi esseri mostruosi sono attirati dal rumore, nella loro orripilante testa gigante hanno infatti un apparato uditivo altamente sofisticato che,ovvia alla loro cecità, e che  permette loro di sentire da molto lontano: la terra perciò, e il film di rimando, piomba in un silenzio quasi del tutto ininterrotto.
Per inciso la grafica del mostro è certamente un tributo all'indimenticabile e terrorifico mostro del film  Alien di Ridley Scott.
I protagonisti sono una famiglia, gli Abbot, composta da padre madre e tre figli di cui la maggiore è un’adolescente sordomuta; vivono in una fattoria circondata da campi di granoturco in cui si nascondono tre mostri alieni dalle zampe di chele di granchio che permettono loro di muoversi con estrema velocità. I dialoghi sono pochissimi, si può fare rumore solo quando una fonte di rumore più forte permette loro di parlare, sostituiti da sottottitoli, dai suoni della natura, da una strepitosa fotografia e un’eccezionale capacità interpretativa degli attori anche degli interpreti più giovani.
In un’atmosfera da survivor si viene accompagnati nello scorrere di una giornata tipo. Ben lontano dall’essere noioso, visto l’assenza di dialoghi tiene, al contrario, lo spettatore incollato sulla sedia in attesa che capiti l’inevitabile e questo avviene già nelle prime scene del film, quando il più piccolo dei fratelli viene divorato da un mostro alieno per avere azionato uno shuttle, uno di quei giocattoli luminosi e rumorosi di cui sono piene le nostre case, quelli di cui ti penti di averlo comprato esattamente trenta secondi dopo!
Lo sfortunato avvenimento consente di raccontare del difficile rapporto padre-figlia, dell’amore che lega questa famiglia, della necessità di continuare a sopravvivere e sarà proprio la giovane sordomuta ad individuare il punto debole dei mostri e quindi a trovare un potenziale mezzo di distruzione degli stessi.
Candidato a numerosi premi Oscar, inneggiato dalla critica, è secondo me un film che vale davvero la pena di vedere.

Allora buona lettura e buona visione e soprattutto SILENZIO, ma questa volta per scelta.

LEI

IMPARA L'ARTE E NON METTERLA DA PARTE




Una recente conversazione con un artista mi ha fornito lo spunto per scrivere questo post.
Il fotografo in questione lamentava come in Italia a differenza dell’estero sia pressochè impossibile vivere solo della propria arte, perché le persone sono disposte a spendere 6.000 euro per una bicicletta con telaio in carbonio, ma non 3.000 per una fotografia intesa come pezzo unico.
Una simile osservazione mi era già capitata di condividerla con il titolare di una libreria antiquaria della città, il quale sosteneva che i giovani della così detta classe borghese non sono più interessati al prodotto di antiquariato o alle prime edizioni. Pare si sia perso il gusto del bello che per molto tempo era stato esclusiva, per ovvie ragioni economiche, educative ed anche culturali, di un determinato gruppo sociale.
Questo mi ha ricordato un interessante aggiornamento condotto dal professore Antonio Faeti, esperto di letteratura per l’infanzia, pittore, scrittore e fondatore dell’approccio ermeneutico della letteratura, ormai diversi anni fa.
Ebbene la tesi del docente, forse un po’ estrema, ma io credo interessante, associava una mancata educazione al bello alle brutalità della storia. Quindi l’assenza di quella che potremmo chiamare un’educazione estetica, si badi bene non è un errore di battitura non si intendeva etica, anche se, in questa teoria, è ad essa strettamente connessa, ha molto a che fare con le nefandezze di cui l’uomo si rende protagonista.
Quasi che un animo non sensibilizzato al gusto, incapace di commuoversi di fronte ad un’opera d’arte sia essa creata da mani umane o dalla natura, ne metta in evidenza la sua brutalità, una dimensione primitiva gravata da una ferinità negativa.
Allora ecco che, anche in questo caso, entra in gioco l’importanza della scuola nel creare un avvicinamento all’arte nella sua più ampia accezione. Nella nostra città ad esempio questo è reso possibile anche da numerose attività laboratoriali organizzate dai Civici Musei e dalle gallerie presenti sul territorio, da biblioteche specializzate, come ad esempio Didart, ma non solo.
Infatti l’editoria per bambini ormai davvero da diversi anni ha pubblicato una serie di testi che hanno proprio lo scopo di avvicinarli all’arte. Sostanzialmente parliamo di due specifiche tipologie testuali: da un lato libri che raccontano la vita e lo stile dell’artista presentato, dall’altro la narrazione di una storia proprio attraverso le tele di quel dato pittore.

Una prima storica collana pensata proprio a questo scopo è stata edita dalla casa editrice Vallardi, più o meno negli anni ottanta, L’arte per bambini, diretta da Pinin Carpi.
Ogni libro racconta una storia ponendo in successione le opere di singoli artisti a cui viene data voce attraverso la penna di scrittori per l’infanzia come Donatella Ziliotto e lo stesso Pinin Carpi.
Ma sono numerose le case editrici che hanno pubblicato libri d’arte per bambini e ragazzi :
Fabbri, Giunti, Feltrinelli, Salani , la stessa casa editrice Arca ha realizzato una collana specifica, Collana di Perle d'Arte Arca.


Tuttavia una citazione a parte merita sicuramente la casa editrice Corraini che pubblica i Prelibri di Munari e offre una scelta editoriale chiaramente riconoscibile sia per la tipologia di opere presentate sia per l’utilizzo di materiali pregiati per i suoi testi e devo dire ahimè di conseguenza anche per i costi non esattamente contenuti dei suoi libri.
La stessa libreria, ma anche casa editrice, Giannino Stoppani di Bologna ha pubblicato anch'essa diversi libri inerenti l’argomento. E naturalmente l'elenco potrebbe continuare.
Passo poi a citare due siti che ho scovato nel web e che ho trovato interessati.

ART’E’ RAGAZZI è un sito in cui è possibile acquistare libri della Collana Arte per Crescere,   vedere video letture,  esempi di laboratori, fare giochi . Si parla di pittori come Van Gogh, Piero Della Francesca, Leonardo Da Vinci o Mirò e altri ancora.
Sito e collana sono realizzati in collaborazione con il professore Marco Dallari e il Dipartimento di psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento, ma sentiamo dalla loro stessa voce le finalità che si pongono, vi accorgerete di un fil rouge con la teoria di Faeti:

Il titolo stesso della collana, ARTE PER CRESCERE, è già manifesto editoriale e pedagogico. L’arte, così come ha aiutato l’umanità che l’ha prodotta a crescere in consapevolezza di sé, cognizione ideale e senso della bellezza, può essere utilizzata come straordinaria e insostituibile risorsa educativa nei confronti di bambini e ragazzi quando promuove la conoscenza dei linguaggi dell’arte e dei suoi interpreti non tanto come obiettivo fine a se stesso ma come occasione e strumento per creare e incrementare qualità del pensiero, sensibilità estetica, competenza relazionale ed espressiva, fantasia.
E ancora:
Nei volumi non compaiono spiegazioni di tipo scolastico ma racconti, laboratori, aneddoti e notizie sugli artisti e sul loro tempo. La figura di ogni artista è collegata alle innovazioni tecnologiche, alle scoperte scientifiche e geografiche… insomma ai fatti e alle idee del suo tempo. Non si potrebbe capire Leonardo senza sapere dei viaggi di scoperta, delle invenzioni, di Colombo che sbarcava in America…

KinderArten , altro sito estremamente ricco e interessante, offre una vasta panoramica di libri che si occupano di arte per ragazzi, diversi materiali scaricabili sia in formato cartaceo sia digitale. I libri sono suddivisi per artista e consigliati anche in relazione all’età dei possibili lettori, gli stessi materiali di cui si diceva sopra sono connessi al pittore di cui si sta parlando e si ritrovano accanto alle recensioni.

E’ evidente come si abbia a disposizione oggi molto e vario materiale per realizzare un’educazione estetica, un’educazione al bello a cominciare già dalla primissima infanzia, che, attraverso la scuola, avrebbe una diffusione ben più ampia di quanto sia mai avvenuto fino ad ora.
Ci sarebbe allora da sperare che la teoria di Faeti fosse vera, affideremmo alle mani delle nuove generazioni una possibilità di futuro ben più rosea.
Nel prossimo post uno sguardo più specificamente didattico di come creare una progettualità che parti dall’arte e/o da un artista: un esempio per i più piccoli e per i ragazzi più grandi.

LEI

SOTTOSOPRA: tra reale e fantastico


Ci sono libri che rendono possibile realizzare davvero innumerevoli percorsi.

Ci eravamo lasciati parlando proprio di uno di questi, Atlante dei luoghi letterari e, come promesso, ecco ulteriori spunti per possibili percorsi didattici, proprio partendo dalle suggestioni fornite dal testo della Miller.

Possiamo cominciare individuando un tema che riteniamo possa sposarsi alla nostra progettazione partendo ad esempio dalle possibili ambientazioni: FORESTA, MARE, MONDO DI SOPRA (cielo, universo, luna…) MONDO DI SOTTO (città sotterranee centro della terra, mondi al contrario)… o qualsiasi altra suggestione.





Scegliamo come esempio la contrapposizione MONDO DI SOPRA/MONDO DI SOTTO. Dividiamo la classe in 4 gruppi due dei quali lavoreranno sul mondo di sopra mentre gli altri due sul mondo di sotto.








STEP 1
Prima di contaminare la fantasia dei ragazzi, chiediamo loro di immaginare e di riprodurre in una grafica il MONDO DI SOPRA/ MONDO DI SOTTO chiedendo di differenziarlo il più possibile dal mondo in cui viviamo e dalle sue caratteristiche.

STEP 2
Attivazione del prestito bibliotecario di libri inerenti l’ambientazione scelta; lettura ad alta voce di uno di essi da parte dell’insegnante: come possibile esempio di lettura ad alta voce vi propongo per il mondo di sotto IO NANO di Donatella Ziliotto o SOTTO IL PAVIMENTO di Mary Norton, per i più grandi perché no L’inferno dantesco? O VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA di Jules Verne. Pensando al mondo di sopra : STORIE DEI CIELI DEL MONDO di Laura Albanese IL GRANDE CIELO di Ruiz Mignone.... Astolfo sulla luna di Ludovico Ariosto per i più grandi o DALLA TERRA ALLA LUNA di Jules Verne, ma nel testo della Miller troverete molti altre interessanti proposte.

STEP 3
Facciamo brevi abstract relativi alle parti descrittive tratte dai testi che i ragazzi stanno leggendo in modo autonomo e affidiamoli alla lettura individuale, chiedendo poi di rappresentarle graficamente nel modo più minuzioso possibile.


STEP 4
Possiamo ampliare le conoscenze offrendo loro una carrellata di immagini di pittori che abbiano come soggetto l’ambientazione da noi scelta: a questo punto possiamo realizzare un collage nato dalla suggestione di più pittori.


 STEP 5
Adesso abbiamo a nostra disposizione tre grafiche ritraenti tre differenti ambientazioni dello stesso soggetto che possiamo configurare come tappe narrative di un racconto.
Introduciamo un personaggio coerente con la realtà rappresentata e il più possibile realistico, un personaggio fantastico o magico e un incipit della nostra storia.
Siamo pronti per inventare le narrazioni.

METODOLOGIA
Come di consueto preferisco il lavoro di gruppo

TECNICA:
Molte tecniche sono adatte: in particolare gli acquerelli per il mondo di sopra, il carboncino per il mondo di sotto, poi i collages ovviamente, gli acrilici, grafiche bidimensionali con materiali di recupero e tutto ciò che vi passa per la mente.

ANNOTAZIONE
Non disdegnerei il proporre testi alti anche a ragazzi più piccoli se estrapolati, ridotti o illustrati. Abbiamo solo cura di scegliere riduzioni di qualità.
Le tappe del percorso possono essere uguali indipendentemente dall’età ma si possono differenziare in vari modi: l’insegnante scrive per i più piccoli, i ragazzi più grandi inventano e scrivono le loro storie in autonomia, i testi vengono riscritti attraverso un programma di videoscrittura… L'abbiamo sottolineato già altre volte in altre occasioni.

Suggerimenti:

PITTORI PER IL MONDO DI SOTTO
Escher, Dalì

PITTORI  PER IL MONDO DI SOPRA
I surrealisti possono ben rappresentare la dimensione eterea, in particolare Magritte, ma anche artisti di altre correnti come Van Gogh, Chagall.

Ricordiamoci inoltre di proporre ciò che amiamo il nostro piacere si trasmetterà per osmosi ai ragazzi.

Per una BIBLIOGRAFIA più ampia vi rimando al libro Atlante dei luoghi letterari sopra citato.

Buona lettura e buon lavoro

LEI

QUANDO MISTER BEAN INCONTRA PIRANDELLO...

    
     Salve a tutti egregi Lectores! Prima di leggere  le parole che sto scrivendo avrete sicuramente visto il video qui sopra: il simpaticissimo Rowan Atkinson, dopo aver annunciato il suo addio al personaggio dei mr. Bean racconta della volta in cui fu scambiato per... il sosia di mr.Bean. Sembra una cosa paradossale, vero? Eppure, come spiega l'attore inglese, più lui si cercava di ammettere senza infingimenti di essere l'attore in questione, riunciando a qualsiasi posa da divo, più il suo interlocutore pensava che lo stesse fregando! "Ma si certo, sei identico, potresti fare dei soldi con delle serate, ma non sei mica Rowan Atkinson! Ti piacerebbe magari, vero?" Alla fine il buon Rowan è costretto ad "ammettere" di essere solo un sosia e non se stesso, anche perché il suo ammiratore cominciava ad essere infastidito dalla sua insistenza nell'affermare... la semplice verità!
     E' un video divertente e ben raccontato, e forse sarebbe piaciuto a Luigi Pirandello, uno degli scrittori e dei drammaturghi italiani più grandi del Novecento, Premio Nobel per la Letteratura nel 1934 e grande indagatore di quel contrasto fra la propria identità e quella che gli altri ci riconoscono.
     La cosa stupefacente è che un episodio simile a quello del video è capitato anche a Pirandello, come ha raccontato il critico teatrale Renato Simoni in un articolo del 1946. Durante le prove di una sua commedia Pirandello, per distrarsi da una fase particolarmente stressante del lavoro, viene invitato da Simoni a cenare da un suo amico, al quale aveva peraltro già annunciato la sua presenza. Lo scrittore accetta, ma chiede di non essere presentato come Luigi Pirandello: forse per scherzo, forse per abbandonare per un attimo i panni dello scrittore famoso e celebrato.
    Il padrone di casa rimane spiazzato: gli era stato annunciato il grande scrittore e si ritrova davanti una persona che afferma di essere qualcun altro, semplicemente uno che gli somiglia.
     Per superare l'imbarazzo l'ospite viene dichiarato gradito ed accolto "a prescindere" e la serata può  proseguire in modo rilassato e sereno. Eppure Pirandello a quel punto comincia provare disagio, forse pensava che la sua identità sarebbe stata indagata più a lungo, che i commensali non si sarebbero rassegnati tanto presto a considerarlo solo una maschera, un sosia; forse comincia a capire che non ci vuole poi molto a perdere la propria identità,  e si sente come prigioniero di uno dei suoi romanzi.
    Decide quindi di porre termine alla burla, e davanti al comprensibile scetticismo dei commensali si affanna a mostrare lettere, documenti ed altro per affermare la sua vera identità. L'immediato assenso e l'affettata condiscendenza non fanno che accrescere la sua ansia di essere riconosciuto davvero per quello che è, lo scrittore e drammaturgo più famoso della sua epoca, Luigi Pirandello, diamine, come possono aver creduto così facilmente che fosse qualcun altro?
    La storia finisce qui; lo scrittore siciliano ne farà cenno in una intervista successiva al "Resto del Carlino" dove afferma che il cosiddetto Pirandellismo, le teorie sulla precarietà e sulla debolezza del vero io non sono una sua invenzione, ma sono semplicemente la vita quotidiana, l'episodio in cui era stato coinvolto, nel quale "era lui ma non era lui", era la prova di tutto ciò.
     Rowan Atkinson la prende con filosofia, alla fine del suo racconto, non ci tiene molto a convincere il suo interlocutore, l'episodio è per lui solo un effetto collaterale (magari un po' distorto) della celebrità, ma nulla di più, non lo mette in crisi. Per Luigi Pirandello invece è una prova della triste realtà, dove ci sono "tante maschere e pochi volti".
     A noi resta la lezione di un grande scrittore, che ha anticipato un tema tremendamente attuale, reso più urgente dall'azione talvolta spersonalizzante dei moderni mezzi di comunicazione di massa. Quante volte possiamo essere scambiati, spacciati per qualcun altro, nei meandri delle immagini ritoccate e moltiplicate della Rete? Quanto tempo ci vuole per dipingerci come qualcuno che non siamo mai stati? Quanti potrebbero crederci?
    A voi la risposta cari Lectores, magari leggendo una delle novelle di Luigi Pirandello, moderno, contemporaneo almeno  quanto mister Bean. 

LUI



SIGNORE E SIGNORI, VI PRESENTO IL LIBRO





Eccoci arrivati, egregi Lectores, ad una pubblicazione che riassume il senso di questo blog e della pagina ad esso collegata. Si tratta di «UN OGGETTO CHIAMATO LIBRO» di Daniele Baroni (1935 - 2016) edito da Longanesi: direi la parola definitiva sul manufatto-libro. Il sottotitolo dell'opera recita infatti ''Breve trattato di cultura del progetto'' e l'autore spiega molto chiaramente il suo intento nella nota introduttiva:
''(...) un'analisi del libro inteso come oggetto fisico, tridimensionale, condotta secondo i principi del design, e, sotto il profilo espressivo, intesa a favorire una gradevole lettura, lo studio, l'apprendimento in senso lato.''
Il testo è diviso su tre livelli:
- l'architettura della pagina;
- tutto il sistema dei linguaggi verbali e visivi interno ai libri;
- il sistema delle immagini: tutti i tipi di illustrazioni, le iconografie più ricorrenti ecc...
Capire come e perchè si costruisce un libro, intorno a quali idee ed a quali persone ruota la sua realizzazione è davvero un viaggio affascinante, che viene compiuto anche guardando l'evoluzione storica dei soggetti (es. l'editore, il direttore editoriale, il traduttore) che spesso prima erano tutti riuniti in una sola persona.
La lettura del libri è davvero avvincente e corredata da illustrazioni (imperdibili quelle sulle pagine miniate, caratteri, i frontespizi e le copertine) che oltre ad essere una vera delizia per la vista danno immediatamente un senso concreto al testo. Tutto il flusso dei cambiamenti è strettamente intrecciato all'evoluzione tecnica che ha anche modificato il modo stesso di scrivere e di esprimersi, ma anche da curiose ''casualità'':
''(...) all'origine il libro (...) prendeva la forma di un rotolo. (...) Solo con l'introduzione della pergamena (...) la forma dell'oggetto si avvicina a quella del libro così come lo intendiamo oggi. L'origine dell'uso della pergamena va fatta risalire alla città di Pergamo, per ragioni di necessità e di sopravvivenza, dovute ad un improvviso blocco dell'esportazione del papiro egiziano''.
Fa un certo effetto sapere che all'origine del ''nostro'' libro c'è una modernissima guerra commerciale, no? Dovrebbe anzi farci considerare bene le possibili conseguenze (non per forza negative) di quelle attuali!
Ma un'altra sorpresa riguarda la forma stessa del libro: la forma quadrata prevalse fin dall'inizio: l'attuale forma rettangolare si afferma solo in seguito. Nel Medioevo, poi la grandezza del formato attesta anche la posizione sociale di chi lo possiede: un po' come le automobili al giorno d'oggi, dall'utilitaria al SUV. Curioso, non trovate?
Beh, queste e tante altre riflessioni scaturiscono dalla lettura di quest'opera davvero bella ed alla portata di tutti, che parla molto al presente e ci rende più consapevoli di tutto il lavoro che sta dietro a questo oggetto strano, antico, obsoleto eppur sempre vivo e presente: il libro.

LUI

ATLANTE DEI LUOGHI LETTERARI

Ho scovato in biblioteca questo libro a cura di Laura Miller edito nel 2018 da Rizzoli, un saggio davvero interessante.
Si tratta di un vero e proprio vademecum, molto utile per insegnanti di ogni ordine di scuola, dei luoghi letterari più o meno famosi dalle origini fino ad oggi.
Arricchito da un apparato iconografico significativo a sua volta fonte di spunti, è, insomma, una banca dati a cui attingere a piene mani.


Vediamone la struttura:
Si divide in quattro sezioni che coprono quel lungo arco temporale di cui si diceva prima:

MITI E LEGGENDE ANTICHE fino al 1700
Troviamo autori famosissimi, Omero, Ovidio, Dante Alighieri… accanto a poemi anonimi come Beowfull, e avvicinandosi sempre più ai giorni nostri Ludovico Ariosto, Miguel Cervantes, fino ad arrivare a
La tempesta di William Shakespeare.

SCIENZE E ROMANTICISMO fino al 1900
Libri celebri al grande pubblico I viaggi di Gulliver, Alice nel Paese delle meraviglie, Ventimila leghe sotto i mari, Il mago di Oz, accostati ad altri più di nicchia I bambini acquatici di Kingsley, Un americano alla corte di Re Artù, di Twain….

L’EPOCA D’ORO DEL FANTASTICO fino al 1945
Alcuni esempi, meno conosciuti, Il castello di Kafka, Terradilei di Gilman, Alamut di Bartol, ma anche Peter Pan e i giardini di Kensington, Il piccolo principe….sono ovviamente solo una parte dei testi presentati.

IL NUOVO ORDINE DEL MONDO fino al 1980
In questa sezione troviamo tantissimi esempi: Orwell, Bradbury, Le Guin, Calvino, Carter…

L’ERA DIGITALE fino ad oggi
Qui sono presenti autori e opere contemporanee, una carrellata di scrittori che spaziano geograficamente e più generi si intrecciano in proposte inedite e/o molto famose; per certi autori la sezione più affascinante.

ANNOTAZIONE
Trovo che si tratti di un testo significativo che mi consente di parlarvi di come si possano fare proposte testuali o si possano affrontare tematiche solitamente considerate per fasce di età più alte anche a lettori più giovani-
Infatti, sebbene la maggior parte dei testi proposti dall’antologia siano indicati quantomeno per un’età di youngadult, per molti di questi è possibile trovare in commercio riduzioni molto interessanti, edizioni illustrate molto godibili per diverse fasce di età. In particolare negli ultimi anni si è proprio assistito ad un fiorire di pubblicazioni di libri da sempre ritenuti per adulti o molto complessi a fasce di età più giovani, anche per la prima infanzia, proprio per la mediazione delle immagini, curate, artistiche, veri e propri capolavori iconografici.

A dimostrazione di quanto detto nel ciclo scolastico precedente con una classe V abbiamo fatto un ampio lavoro, legato al tema dell’estate, del viaggio, partendo da un’opera di Shakespeare, citata nel saggio:

THE TEMPEST


Si è trattato di un’attività interdisciplinare (italiano inglese immagine) che partiva dalla lettura alla LIM della riduzione in lingua inglese dell’opera The tempest di William Shakespeare.
L’approccio didattico della lettura ad alta voce associata all’immagine mi ha consentito di presentare strutture grammaticali in lingua inglese anche più complesse rispetto a ciò che i ragazzi avevano conseguito, nell’ottica che non dovessero comprendere tutto ciò che si diceva loro, ma il senso generale del discorso.
L’insegnante che legge, in questo caso in inglese, non traduce, ma attraverso le illustrazioni, la mimica e gestualità in genere coinvolge i ragazzi nell’azione di esplicitare il significato di ciò che hanno ascoltato.
In un secondo momento, lavorando a gruppi, si sono realizzano grandi scene delle principali sequenze: nello specifico della nostra attività si sono utilizzati bristol bianchi 70x100 impiegando come tecnica la tempera acrilica.

Lo step successivo prevedeva di scrivere su di alcuni cartellini i nomi in inglese dei vocaboli rappresentati nelle diverse scene, si è scelto di utilizzare alcuni vocabolari online, io trovo particolarmente efficace wodreference, che consente anche l’ascolto della pronuncia corretta delle diverse parole.
Questi cartellini sono stati poi applicati su di un filo di lana e associati al corrispondente disegno.
Successivamente si è riprodotta sul quaderno di inglese una pagina di lessico relativo, con disegni e parole associate, quelle stesse parole scoperte durante la lettura della commedia dello scrittore inglese.
Come ulteriore momento si è letto una edizione illustrata della commedia di Shakespeare in lingua italiana per avere una conoscenza più approfondita e particolareggiata della storia ascoltata ed un termine di paragone rispetto a ciò che si era compreso.
Infine per una conoscenza a trecentosessanta gradi, e grazie alla LIM e al collegamento internet, abbiamo poi potuto vedere anche una sequenza di una rappresentazione teatrale dell’opera.

Così, dopo tanta preparazione, eravamo pronti per approcciarci ad un testo davvero difficile: alcune pagine della traduzione italiana della Tempesta, scritte in un italiano antico.
Da qui lo spunto per una riflessione sul registro linguistico, sull’evoluzione della lingua, sull’origine etimologica delle parole e molto altro ancora.
Ognuno di noi a seconda del proprio gusto e della propria personalità potrà trovare nell’ Atlante dei luoghi letterari percorsi didattici differenti da quelli più tradizionali a quelli più innovativi, ma di questo si parlerà nel prossimo post.
LEI

49

A volte nei nostri pensieri si insinua una parola, un termine, un verso o una canzone ricorrente, per i motivi più svariati e spesso ci ritroviamo a seguire un treno fatto di suggestioni, collegamenti ed incroci che ci porta nei posti, reali od immaginari, più disparati. Nel mio caso è accaduto che il numero 49 abbia generato proprio una catena di pensieri e collegamenti che alla fine mi ha portato, provvidenzialmente direi, ad un libro.
Tutto è cominciato con i 49 naufraghi delle navi ONG “Sea Watch” e “Sea Eye” che alla fine sono stati divisi fra alcune nazioni europee, con una tempistica ed una serie di motivazioni che fanno ben intendere quanto in basso sia scesa l'empatia  e l'onesta intellettuale di questa Europa che dovrebbe avere una certa superiorità morale e materiale su tutte queste vicende. Al riguardo mi sento solo di segnalare la mia condivisione di una frase che gira sui sociale, nella quale mi ritrovo molto: “Il grande inganno è far credere che il problema dell'Italia siano i migranti e non l'evasione fiscale, la corruzione, le mafie, la bassa scolarizzazione, il nepotismo, la disoccupazione giovanile... il grande inganno è aizzare gli animi contro i deboli, i disperati, i diversi.. E a cascare nel grande inganno sono altri poveri, economicamente e culturalmente.”
Questo tipo di atteggiamento è interpretato al meglio da una formazione politica che è stata condannata a risarcire lo Stato per i 49 milioni di euro rubati aggirando la legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Qui mi sono fermato a riflettere sul contrappasso dantesco e sul fatto che questo deprecabile e insopportabile reato nel caso specifico costituisca di certo solo la punta di un iceberg che per decenni ha impoverito questo nostro paese...
San Francisco: il Golden Gate
Il guadagno facile, dunque, in tutti i modi possibili, attraverso la politica, il crimine, la disonestà… per disperazione o per cupidigia, come il Markheim di Stevenson o il Raskolnikov di Dostoevskij, il Mazzarò di Verga o ancora Pinocchio, perso nel Campo dei Miracoli. Mentre pensavo a tutti questi esempi mi è apparso un altro 49, stampato sulla maglia di una squadra di Football americano, i San Francisco 49ers appunto. Si chiamano così, guarda caso, in ricordo della grande ondata di cercatori d’oro che nel 1849 si riversò sulla California, attratta da un miraggio che solo per pochissimi si concretizzò in una vera ricchezza. In pochi anni sorsero e scomparvero nel nulla intere città e migliaia di famiglie si consumarono nell’attesa e nella realizzazione di un sogno di benessere che non arrivò mai, spegnendosi nel silenzio della Storia Ufficiale: di loro rimane solo un numero su una divisa sportiva. 
Eppure quella terra, di lì a cinquant’anni, avrebbe visto Jack London,  e subito dopo Steinbeck, Faulkner, Scott Fitzgerald e naturalmente Ernest Hemingway, guarda caso autore di un’antologia dal titolo “I quarantanove racconti”, il libro che conclude questa mia cavalcata di pensieri. E’ la raccolta più famosa dell’autore de “Il vecchio e il mare”, imperdibile per chiunque.  I miei preferiti sono “Oggi è venerdì” e “Gli uccisori”. 
        Sarà meglio che ve ne procuriate una copia: sono davvero belli. 
        Il post finisce qui, sto per chiudere quando quando una voce amica mi dice: "a proposito: hai scritto che quest'anno compi 49 anni?" 

LUI




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