Donatella ci ha lasciato
E’ di pochi giorni la notizia che Donatella Ziliotto ci ha lasciato. Personaggio, forse non noto al grande pubblico, ma che ha rivoluzionato il modo di intendere la letteratura per ragazzi. Io ho avuto il piacere di conoscerla ormai tanti anni fa quando nel 1997 è divenuta il soggetto della mia tesi di laurea. Ero una giovane donna partita alla volta di Milano per una lunga intervista: fu una giornata memorabile, mi fece visitare la casa Editrice Salani, pranzammo insieme, con lei era anche il marito, ricordo ancora che mangiammo bresaola e patate lesse, seduti intorno a un tavolo di cucina, come se fossi di famiglia. Poi l’incursione nel suo studio, situata in quelle tipiche abitazioni di Milano che sono le case di ringhiera. Ed è proprio lì che è cominciata la magia: lo studio di piccole dimensioni era straripante di libri, ricordo l’impressione di essere entrata in una dimensione altra e di essermi lasciata alle spalle il mondo reale. Un grande scaffale era gremito di libri dal pavimento al soffitto e poi altri ancora sparsi un po’ ovunque e una scrivania intorno alla quale ci sedemmo per dar luogo all’intervista. Fu una giornata di racconti, un fiume di parole che descrivevano una vita straordinaria, fatta di grandi intuizioni e avventure altrettanto incredibili. Una donna dalle grandi qualità, da un’intelligenza vivace, ironica, una signora piena di energia. Le sue scelte letterarie toccavano corde emozionali per me: aveva conosciuto Astrid Lindgren, aveva tradotto e portato in Italia Pippi Calzelunghe, quella stessa Pippi che vedevo bambina in televisione in bianco e nero, in quella che fu la storica collana Il volo di un Martin Pescatore, dal sottotilo, I classici domani, che ben lasciava intravedere la tipologia di libri pubblicati, caratterizzati da molti autori stranieri. Poi più tardi, come programmista-regista presso la RAI, aveva curato la traduzione dei dialoghi del cartone animato Capitan Harlock. Insomma aveva colorato la mia infanzia e quelle di tanti altri bambini e bambine. Nel 1987 nascevano, sotto la sua guida “Gl’Istrici” e il primo volume edito fu Il GGG di Roald Dahl. Quando per la prima volta entrai in una classe di scuola primaria, neo-immessa in ruolo, ero già imbevuta di quell’idea di letteratura di cui Donatella era portatrice e che avevo studiato con Emy Beseghi e Antonio Faeti presso l’Ateneo di Bologna, e lessi gratuitamente per loro proprio Il GGG. Recentemente ho incontrato una studentessa di allora, era diventata un’illustratrice per ragazzi, mi disse, proprio per quelle mattine di lettura. Ancora una volta la lunga mano di Donatella. Poi naturalmente c’era il suo lavoro di scrittrice che rispecchiava la sua idea di curatrice di collana ma anche il suo modo di vedere il mondo: Tea patata, Un chilo di piume un chilo di piombo, Le bambine non le sopporto, Io nano .. Ogni volta che penso a Donatella mi viene immediatamente in mente la parola precorritrice, sempre in anticipo sui tempi, guidata nelle sue scelte di vita e professionali da un grande coraggio. Anni dopo, ci rivedemmo in occasione alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna, e parlando di quella che allora era la novità editoriale, Harry Potter, mi disse “Meno male che non ho detto di no”, con un sorriso sornione.
Donatella se n’è andata, lasciando però una grande eredità : un’idea di letteratura anticonformista e irriverente, sempre dalla parte dell’infanzia.
Ora è libera come la sua Pippi e le molte bambine audaci che hanno costellato le sue scelte editoriali.
Claudia
