LA DIVERSITA’ CONQUISTA LO SCHERMO….


Risultati immagini per la forma dell'acqua - the shape of water
L’Oscar 2018 come miglior film va alla surreale storia d’amore La forma dell’acqua del regista Guillermo Del Toro. Sotto le luci della  ribalta la diversità viene rappresentata sotto varie angolazioni: espressione dei diritti civili, quella impersonata dalla afroamericana Zelda e da Giles vicino di casa omosessuale, mentre sono espressione di una diversità fisica Elisa, giovane donna muta, e ovviamente il diverso per eccellenza, l’altro da noi, la creatura anfibia. Il film ci racconta di un amore tra due esclusi sullo sfondo della guerra fredda, in un contrasto, così tipico del regista, tra cruda realtà storica e dimensione fantastica.
Già vincitore del Leone d’oro, Il film fa man bassa di Oscar: miglior film, migliore regia, migliore colonna sonora, migliore scenografia.
            Del Toro aveva già precedentemente trattato il tema della diversità in un’altra pellicola Hellboy Golden Army (2008), sequel del primo Hellboy (2004): qui il diavolo rosso, insieme alla sua compagna pirotecnica Liz Sherman, Abe, l’uomo pesce, e il nuovo entrato Johan Krauss, entità ectoplasmatica, si vedono costretti ad arginare il desiderio di vendetta e riconquista di un principe del regno della fantasia, senza reaame, costretto a vivere nel sottosuolo, dopo la sconfitta subita dal suo popolo da parte degli umani. In realtà Hellboy stesso e i suoi compagni sono dei segregati, in quanto diversi, infatti potrebbero turbare con le loro strabilianti abilità il genere umano. E proprio una delle costanti della pellicola è la ricerca di rompere questo muro dell’invisibilità da pare del diavolo rosso.
            La saga, che si ispira all’omonimo personaggio dei fumetti creato da Mike Mignola 1993, ha le tinte cupe del fumetto stesso, ma, non mancano momenti esilaranti e goliardici e un finale aperto segnato dalla conquista della libertà da parte dei nostri eroi.
C’è un saggio interessante di Liesle Fielder, Freaks, che ha per soggetto il rapporto tra diverso e normodato, il testo attua una disanima dell’attrazione che il diverso ha sull’uomo, in un sentimento distopico di attrazione e repulsione, fascino e paura, perché nell’umanità che si scorge nel mostro si ritrova un pezzetto di ognuno di noi. Il volume propone un percorso sociologico, ma anche storico e letterario di questa figura.
            Freaks letteralmente significa scherzi della natura, e il saggio prende appunto l’avvio proprio dal film del 1932 portante l’omonimo titolo di Tod Browning.

Nel museo della mia città c’è sempre stato e tuttora c’è, ma più nascosta e discreta, una sezione scientifica dedicata agli scherzi di natura: enormi vasi in vetro pieni di formaldeide, che assume sotto la luce dei neon una particolare colorazione gialla, e dentro feti siamesi di bambini o ovini, animali deformi… Fanno parte della collezione scientifica Spallanzani.
Il percorso incominciava dagli animali imbalsamati di ogni specie e si  arrivava alla fine alle bacheche “degli orrori” tra curiosità e raccapriccio, ma forse anche sollievo per essere altro da loro. Di questo rapporto conflittuale troviamo traccia anche nella musica.
La canzone La donna cannone di De Gregori ci parla della percezione che il diverso ha di sé attraverso lo sguardo del normodotato. Il coraggio di abbandonare un mondo, che se da un lato lo segrega e sfrutta, dall’altro lo accetta e protegge per ciò che è, per inseguire un amore proibito. Si tratta di un testo musicale nato prendendo ispirazione da un fatto di cronaca di inizio novecento: il mondo circense era rimasto senza la sua attrazione principale fuggita per inseguire un amore

La filmografia sulla diversità è ricca e varia. Si possono sostanzialmente evidenziare due percorsi: uno che pone in evidenza la diversità come espressione di una menomazione fisica, l’altra che si occupa di una disabilità mentale.

TheElephantManposter.jpgThe elephant man (Regia di David Linch con Anne Bancroft, Anthony Hopkins, John Hurt, Granbretagna 1980)

Esempio tipico dei freaks e della considerazione da sempre riservata al diverso: un uomo, un essere mostruoso, viene esibito come fiera da baraccone. Liberato successivamente morirà serenamente dopo aver ricevuto gli onori dai reali di Inghilterra.
(4 nominations al Golden Globes 8 nominations agli Oscar)
La cosa forse più sconvolgente è che si tratta ancora una volta di un film ispirato ad una storia vera.

Il mio piede sinistro
(regia di Jim Sheridan 1989 con Daniel Lay-Lewis nel ruolo di protagonista)
Storia della lotta di un bambino celebroleso per conquistare una sua normalità di vita. Il suo piede sinistro diventerà il mezzo attraverso il quale comunicare con il mondo. Una battaglia difficile ma premiata dalle mete raggiunte, diventerà un pittore  e uno scrittore affermato, espressione del motto “volere è potere”.
Candidato a 5 premi Oscar di cui uno vinto da Day-Lewis come miglior attore protagonista.


L’uomo senza volto
(regia di Mel Gibson anche interprete principale, USA 1993)

Storia di un’amicizia improbabile tra un uomo sfigurato, Mcleod, in seguito ad un gravissimo incidente e un giovane, Charles,  che ha difficoltà a scuola. L’uomo un ex-professore aiuterà il ragazzo, ritenuto cognitivamente poco dotato, a superare le proprie difficoltà e a raggiungere un impensato successo scolastico.



Quasi amici
(Regia di  Olivier Nakache e Erik Toledano Francia 2011)

Quasi amiciIl protagonista, Philippe, ricco parigino, divenuto paraplegico in seguito ad un incidente con il parapendio assume un ex-detenuto, Driss senegalese proveniente dalle banlieu come badante.
Sebbene un mondo culturale e sociale li divida i due uomini troveranno nel loro improbabile rapporto un reciproco aiuto e nascerà una grande amicizia.








Ma non solo la diversità fisica è oggetto della passata e più recente filmografia.

Rain Man
(regia di Barry Levinson, interpretato da Tom Cruise e Dustin Hoffman, Usa 1988)

Nel film si parla di autismo, anche se in realtà il regista si ispirò alla storia vera di un uomo, Peek, affetto dalla “sindrome dell’idiota sapiente”, che a disfunzioni banali, come ad esempio non sapersi allacciare in modo autonomo le scarpe, si associano grandi capacità intellettive come la memorizzazione o il calcolo mentale .
La storia  ha per protagonisti i due fratelli Babbit separati ad un certo punto della loro infanzia con l’aggravarsi delle condizioni di salute di Raymond. L’incontro da adulti diventa occasione di confronto con la propria storia passata e con il proprio presente da parte di Charles, che trova nel suo riavvicinamento a Raymond, un’occasione di recupero e di riscatto della propria esistenza anaffettiva e sterile.
Vincitore di quattro premi Oscar: miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura e miglior attore protagonista, l’impareggiabile Dustin Hoffman.


Tom Hanks in Forrest Gump (1994)Forrest Gump
(regia di Robert Zemeckis, Usa 1994, protagonista Tom Hanks)
Liberamente tratto dall’omonimo romanzo il film racconta della vita e delle difficoltà di un uomo cognitivamente ritardato e nel farlo ripercorre trent’anni di storia Americana. Afflitto da problemi fisici e mentali il giovane Forrest è accettato solo dalla madre che lotta per fargli avere un’esistenza accettabile e dalla giovane amica Jenny, di cui è innamorato ma che invece lo considera solo un fratello.
Vincitore di sei premi Oscar tra cui; miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura non originale e miglior attore protagonista.




Ragazze interrotte
(regia di James Mangold sa 1994 con Winona Ryder e Angelina Jolie tra le altre..)

Il film parla di comportamenti e personalità borderline e consente una riflessione su ciò che significa normalità. Ispirato all’omonimo romanzo ha l’indubbio merito di parlare di diverse tematiche: la sociopatia, i disturbi alimentari, l’autolesionismo tra gli altri.
Angelina Jolie ottenne l’Oscar per la sua interpretazione come miglior attrice non protagonista.

                          Anche per i ragazzi abbiamo svariate pellicole che parlano della diversità, molte tratte da libri di narrativa.
E’ soprattutto la diversità fisica che viene prevalentemente considerata.


Edward mani di forbicePartiamo con un regista che personalmente amo molto Tim Burton e il suo Edward mani di forbice
(Regia di Tim Burton Usa 1990 protagonista Johnny Depp)

Il film segna la proficua collaborazione artistica con Johnny Depp che novello Fraikenstein si trova incompiuto, il suo creatore è morto prima di poterlo dotare di mani, gli rimangono le affilate dita di forbice. Così in un surreale mondo anni settanta Edward precipita a portare scompiglio.
Sebbene il film abbia quasi ventanni rimane una bella favola quanto mai attuale e moderna sulla diversità e sulla sua accettazione, “Non lasciare che ti diano dell’handicappato”, così gli dirà un pensionato al protagonista..



La bella e la bestia 
(Regia di Gary Trousdale e Kirk Wise,Walt Disney Usa 1991)

Si tratta di un adattamento della celebre fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont. La diversità è rappresentata dalla ferinità della bestia, che nasconde al suo interno un principe punito per la sua vanità e insensibilità.
Esaltazione della bellezza interiore, solo chi lo amerà per ciò che è e non per ciò che appare potrà spezzare l’incantesimo e restituire al principe le sue originarie fattezze.

Il gobbo di Notre Dame 
(Regia di Gary Trousdale e Kirk Wise,Walt Disney Usa 1996)
Ispirata all’omonimo libro di Victor Hugo, Notre.Dame de Paris, è forse una delle opere più cupe della Disney che in essa affronta non solo il tema della diversità ma quello dell’infanticidio, della lussuria, della dannazione, del genocidio e del peccato.
Il film è incentrato sulla figura di Quasimodo, campanaro deforme della Cattedrale parigina, che cerca in tutti i modi l’accettazione sociale.

 La bella e la bestia
(Regia di Bill Condon Usa 2017)

Il film mantiene sostanzialmente inalterata la precedente versione a cartone animati se si fa eccezione dell’introduzione nell’aiutante di Gastone del tema dell’omosessualità, che ha destato molto scalpore.
Si tratta di un'operazione sulla falsariga di Alice in wonderland: trasposizione filmica della fiaba animata.

bambino mano nella mano con mamma e papàInfine il recentissimo Wonder
(Regia di Stephen Chbosky,Usa 2017, protagonisti Jacob Trambley, Julia Roberts, Owen Wilson)

Ispirato all’omonimo romanzo di R.J. Palacio parla di un ragazzino affetto da una rara malattia che gli rende il viso deforme, il film racconta del suo ingresso scolastico delle sue paure, delle difficoltà che si trova ad affrontare.

Come in tutte le cose anche per questo post si sono dovute effettuare delle scelte. Ciò che mi ha spinto a decidere per  una pellicola piuttosto che un’altra è dipeso da alcuni aspetti: il percorso che avevo in mente, un mio gusto personale, la qualità delle stesse.


Se siete appassionati di cinema e avete voglia di approfondire l’argomento potrebbero interessarvi i seguenti libri :
Il farinotti 2018, dizionario di tutti i film, Newton Copton Editori
Fernando di Giammatteo, Dizionario dei capolavori del cinema, Bruno Mondadori edizioni
F. Bianchi. L. Puccini, Dizionario del cinema per ragazzi, ETS Edizioni
Stefano Sguinzi, Dal cuore alla mente, Edizioni Albatros Il filo

LEI

- STORIE DI CANI CATTIVI -


Fin dalla notte dei tempi l'uomo ha provato a dare la propria voce ed il proprio carattere agli animali: le leggende ed i racconti degli uomini primitivi, i grandi racconti epici, le favole di Esopo e Fedro fino ai giorni nostri.

Fra tutti gli animali il cane è l'animale domestico per eccellenza, ritratto in tutte le forme artistiche dalla preistoria ad oggi. In principio fu Cerbero, mostruoso cane a tre teste messo a guardia dell'Ade, l'Inferno mitologico greco - romano. Ercole lo doma nell'ultima delle sue dodici fatiche. Da Cerbero in poi il cane viene generalmente ritratto in modo positivo, esaltando le doti di fedele protettore dell'uomo e della sua famiglia. 


Gli esempi sono innumerevoli: citerò quelli che mi sono più cari e che mi sembrano più significativi. Si potrebbe dire che il capostipite di questa generazione di cani «buoni» è Argo, il cane di Ulisse, ritratto nell'Odissea omerica: aspetta il suo padrone per venti anni, lo riconosce nonostante un dio abbia cambiato le sue sembianze e muore subito dopo, finalmente appagato per aver rivisto il suo padrone.



L'infanzia e l'adolescenza dei ragazzini sono sempre state popolate poi da cani a dir poco eroici: si comincia col classicissimo «I musicanti di Brema», e si può passare poi a Zanna Bianca, Buck e Zanna Gialla, eroi dei romanzi di Jack London; Lassie, protagonista negli anni '30 di un romanzo dello scrittore Eric Knight, ritratto poi in decine di film; Nana, il terranova della famiglia di Wendy in «Peter Pan»; Toto il cane di Dorothy ne «Il meraviglioso mago di Oz»; Nebbia, il fido San Bernardo del nonno di Heidi oppure Capi, il cane artista-girovago che sopravvive a tante sciagure in «Senza Famiglia» di Hector Malot. 
In tempi più recenti mi vengono in mente altre figure di cani positivi come il simpaticissimo Milo nel film «The Mask - da zero a mito» con Jim Carrey del 1994, a sua volta tratto da un'opera a fumetti e Fang, il cane di Rubeus Hagrid nella saga di Harry Potter di J.K. Rowling.
In questa folla di cani positivi e fedeli spiccano alcune eccezioni che riflettono anche delle visioni della vita più realistiche o disincantate, ma non per questo meno interessanti.
Un primo esempio lo troviamo in Pinocchio, abitato da ben tre cani, molto diversi fra loro. 
        Il primo è Medoro, barboncino fedele ed elegantissimo servitore della Fata Turchina: lo vediamo prelevare Pinocchio, appena scampato all'aggressione del Gatto e della Volpe, per portarlo a casa della Fata.
Il secondo è Melampo, che in realtà non vediamo in quanto da poco defunto: Pinocchio viene «assunto» al suo posto per fare la guardia ad un pollaio; ben presto il burattino scopre che il tanto lodato e rimpianto cane da guardia era stato «corrotto» dalle faine e che dietro il compenso di una gallina  «bell'e pelata» fa finta di non vedere tutte quelle che i predatori razziavano.
Il terzo è Alidoro, inizialmente feroce mastino al servizio della Legge: viene «scagliato» dai carabinieri all'inseguimento di Pinocchio che però lo salva da morte certa. Alla prima occasione restituirà il favore a Pinocchio,   perchè «in questomondo bisogna tutti aiutarsi l'un l'altro».
E' chiaro che in questa triade i cani rappresentano tre tipici atteggiamenti umani: ma pur nel gioco fantastico della storia ne esce un quadro molto meno rassicurante e più fedele alla vita reale, rispetto a tutti quelli citati in precedenza: il mito del cane fedele e leale comincia ad incrinarsi: non ci si può fidare sempre «a scatola chiusa».

L'immane tragedia delle Guerre Mondiali demolisce le sicurezze e la fiducia dell'uomo in un futuro sicuramente migliore. Anche la raffigurazione dei cani nelle opere letterarie risente di questa angoscia:  un esempio molto influente lo troviamo ne «La Fattoria degli animali» di George Orwell, dove i cani vengono ritratti in gruppo, senza individualità, a rappresentare il potere poliziesco (e senza gli slanci di un Alidoro) ad immagine delle tante polizie politiche utilizzate dai regimi totalitari. E non è un caso se anche nella memoria lacerata di Primo Levi il ringhio rabbioso dei cani si fonde con le urla dei nazisti all'arrivo ad Auschwitz, fino a renderli indistinguibili.
Queste suggestioni si sono spesso trasferite anche in altri ambiti artistici, come la musica rock. I Pink Floyd, ad esempio, hanno un legame abbastanza forte con i cani. Nel loro LP «Meddle» c'è un brano, «Seamus», un classico blues lento, in cui il controcanto è interpretato da un cane, lo stesso del titolo, con esiti davvero sorprendenti oltre che spassosi. L'influenza orwelliana sulla band però si manifesta pienamente con l'album «Animals», triste carrellata di animali che evidenziano le distorsioni e le ossessioni dell'uomo contemporaneo: nel brano «Dogs» viene ritratto un uomo-animale simile ad un killer, senza scrupoli ed alla continua ricerca di un obiettivo (denaro, potere, importanza sociale) per raggiungere il quale non esita a pugnalare alla schiena i suoi simili e che non calcola di finire i suoi giorni proprio come tutti gli altri, vecchio e stanco.  

Just another sad old man
All alone and dying of cancer
(...)

Ma del resto se rileggiamo a modo «Il richiamo della foresta» non rinveniamo una mentalità molto simile, quando Buck è costretto a farsi rispettare dal branco?

L'ultimo pezzo floydiano che ha come protagonisti i cani è «Dogs of war», dall'album «A momentary lapse of reason»: qui il riferimento è chiaro fin dal titolo, la consapevolezza dell'esistenza di un'intera comunità di umani dedita all'alimentazione, alla costruzione ed alla riproduzione continua della Guerra nel mondo. Una natura che non può essere umana ma solo bestiale, non nel senso animale del termine quanto in quello mostruoso, anche se per visualizzare il concetto vengono scelti proprio i cani, visibili anche nella copertina dell'album, piazzati sullo sfondo, in una paziente quanto inquietante attesa.

We all have a dark side, to say the least 
And dealing in death is the nature of the beast
One world, it's a battleground
One world, and we will smash it down
One world

Tutti abbiamo un lato oscuro (è un eufemismo)  
E vendere morte è natura della bestia
Un solo mondo, è un campo di battaglia
Un mondo, e lo schianteremo
Un solo mondo

(Trad. http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=364)

    Un ulteriore salto nella natura oscura di questi animali è stato fatto ad opera di Stephen King con il suo famosissimo "Cujo", la storia di un San Bernardo affettuoso e docile che in seguito al morsi di un pipistrello contrae la rabbia, subendo una dolorosa trasformazione in killer senza pietà. Nel caso di questo libro (trasformato in un dimenticabile film del 1983) ci troviamo davanti alla personificazione dell'alcolismo vissuto dall'autore negli anni della sua composizione. Addirittura King ha scritto di rammaricarsi di non ricordare neanche di aver scritto questo libro, perdendosi tutto il divertimento. Molto interessante nel libro è seguire la straziante trasformazione che il cane pacioccoso abituato a farsi cavalcare dai bambini in un essere dolorante che vede dappertutto nemici da aggredire e da abbattere. La sua vicenda fa da contraltare alla dissoluzione in atto di una famiglia, fra crisi economica e tradimenti: alla fine quindi Cujo è un cattivo involontario, punito dalla sorte, mentre gli umani vengono ritratti mentre fanno consapevolmente i loro sbagli. 


Bene, lectores, è ora di chiudere: diamo un cenno di altri cani che hanno colpito l'immaginario nel cinema di qualche anno fa con buona pace degli irrilevanti film della serie "Beethoven":
- Qualcosa è cambiato (As Good as It Gets) 1997, diretto da James L. Brooks, con uno strepitoso Jack Nicholson attorniato da una straordinaria «banda» di attori. Il protagonista, un uomo disturbato e infastidito da tutta l'umanità che lo circonda comincia a mettere in discussione se stesso quando comincia (in modo quasi inconsapevole) ad affezionarsi ad un cagnolino, lo stesso che aveva tentato di eliminare nelle scene iniziali.
- Hachiko - Il tuo migliore amico (Hachi: A Dog's Tale) del 2009 diretto da Lasse Hallström, è il rifacimento di un film giapponese del 1987 tratto dalla storia vera di un cane di razza Akita che dopo la morte del padrone continua ad aspettarlo come ogni giorno alla stazione, per vent'anni, fino alla morte. 
- Margin Call, del 2011, diretto da J.C. Chandor vede uno strepitoso Kevin Spacey, con un cast davvero stellare intorno a sè, protagonista di una sorta di Giorno del Giudizio, l'inizio del caos finanziario del 2008. Mentre intorno a lui fioccano licenziamenti in tronco, carriere vengono stroncate e tutti lottano contro tutti per conservare il proprio posto e la propria fetta di potere all'interno dell'Azienda (si potrebbe dire che è la visualizzazione del brano dei Floyd di «Animals») il protagonista non ha altri pensieri che per il proprio cane, malato senza speranza, l'unico essere vivente che gli strappa una lacrima e che alla fine del film sotterra amorevolmente nel giardino di quella era stata la sua casa.

Bene direi che per essere «solo» un animale domestico il cane ha scatenato una serie di collegamenti davvero incredibile: i suggerimenti di lettura, di ascolto e di visione sono tanti, sperimentatene qualcuno e fateci sapere il vostro pensiero sulla nosta pagina Facebook (https://www.facebook.com/LectorintheMirror/) o su Instagram (https://www.instagram.com/lectorinthemirror/?hl=it) o direttamente su queste pagine, dopo esservi registrati!  

Lui
    


TIME’S UP

     C’eravamo lasciati nel post precedente con una riflessione aperta sul libro Bambine ribelli 2: il libro propone biografie di donne contemporanee che hanno fatto la differenza ognuna nel proprio campo.
     A quarant’anni dai movimenti sessantottini è davvero ancora necessario parlare di differenza di genere?
     Lo scandalo del Grande Molestatore nonché produttore Harvey Weinstein, che ha travolto lo star system hollywoodiano, la forza del movimento Time’s up nato come reazione allo scandalo stesso, i dati relativi alle posizioni di potere occupate dalle donne, la cronaca quotidiana dei femminicidi, la necessità di parlare di  quote rosa in ambito politico e sbandierarle a gran voce,  tutto questo ci fa dire che la risposta è "ahimè sì!".
     Allora ben vengano libri come Bambine ribelli 2 se ci consentono di offrire un’idea di donna e femminilità diversa e distante da quelle che il mondo dei mass media, televisione, pubblicità in primis ci propone.
     Non è ovviamente l’unico libro che ci parla di donne del presente o del passato che con la loro personalità o il loro lavoro hanno cambiato o provato a cambiare lo stato delle cose. Ricordo tra i molti, per i più piccoli:
Virginia Wolf, la bambina con il lupo dentro, traduzione di Beatrice Masini, Rizzoli 2014;

Lei, Vivian Maier, autore Cinzia Ghigliano, Orecchio Acerbo,2016
Frida, di  Pèrez Sebestian e  Benjamin Lacombe, Rizzoli, Marzo 2017
Coco Chanel, autore Maria Isabel Sanchez Vegara, Fabbri Ed., 2017





     Lo stesso film The post, regia di Steven Spielberg, con Tom Hanks a Meryl Streep, anno 2017, nel rivendicare il diritto di cronaca e la libertà di informazione, mette in luce la figura di Kay Graham prima donna alla guida della prestigiosa testata "The Washington Post". Kay mette a rischio la propria carriera, insieme al direttore Ben Bradles, in nome della libertà: una figura di donna forte dalla profonda etica professionale.

         In questo post voglio in particolare ricordare  però due grandi autrici , Angela Carter e Ursula Le Guin, due donne colte e femministe che hanno trasferito nelle loro opere la loro cultura, la loro forza e il loro sguardo al femminile.
     ANGELA CARTER, prematuramente scomparsa all’età di 51 anni, portata via da un cancro, si delinea come una scrittrice dalla difficile collocazione all’interno di uno specifico genere: le sue opere rinviano al meraviglioso tipico delle fiabe ma, dalle tinte decisamente gotiche, così come la sua anima inglese emerge dai costanti rimandi all’opera di William Shakespeare. Si tratta di una scrittrice per adulti.
     Parlando dei suoi libri le si è spesso attribuito un certo realismo magico, una definizione, tuttavia,  che alla Carter andava stretta:
     «Non possiamo parlare di realismo magico ogni volta che succede qualcosa di strano in un romanzo» (Chiara Durastanti. Repubblica, l’8 marzo 2017)
     Scrive ancora la Durastanti a proposito della nostra autrice:

     “E poi ci sono autori che invitano il lettore ad andare contro se stesso, lo portano in posti in cui tutto è oscuro e liberatorio, e lo fanno innamorare dei suoi difetti potenziali invece delle cose che sa già.
   Angela Carter è una grande autrice che trascina il lettore proprio in questi spazi imprevedibili e iridescenti, in cui la realtà è solo una delle tante alternative a disposizione, senza badare troppo alle etichette.”

     Significativa è da questo punto di vista il libro La camera di sangue; si tratta di una rivisitazione di alcune fiabe popolari in chiave gotica ed erotica al contempo: Cappuccetto Rosso, Barbablù, Biancaneve tra le altre.
     Nel Cappuccetto Rosso di Angela Carter ritroviamo sotto una luce nuova gli elementi arcaici presenti nelle varie versioni della fiaba tradizionale, una storia di messa in guardia di cui l’autrice esplicita i significati più nascosti. Si narra infatti, come ci hanno insegnato gli studi psicanalitici, di una  iniziazione sessuale.
Ma facciamo parlare la nostra scrittrice:

"In questo paese desolato  i bambini invecchiano presto. (…) ma questa così carina, la  più piccola in famiglia, un fiore inaspettato, era stato coccolato dalla madre e dalla nonna.  Era stata lei a farle lo scialle rosso, che oggi appare, benchè lucente, come un sinistro presagio di sangue sulla neve. I seni hanno appena cominciato a crescerle; i capelli come lino così chiari che lasciano a malapena un’ombra sulla sua fronte pallida; le guance sono di un emblematico color scarlatto e bianco ed è da poco che le sono iniziate  le perdite di sangue mestruale, quell’orologio che d’ora innanzi, risuonerà dentro di lei una volta al mese.” (La camera di sangue pag.64)

     Nell’inserto Robisnon di Repubblica dell’11 febbraio 2018 troviamo un inedito racconto di Angela Carter, contenuto nell’antologia Le visionarie. Fantascienza, fantasy e femminismo di Ann & Jeff Vandermeer, che conferma come sia difficile imbrigliarla in categorie predefinite.


     Ecco un assaggio. Si tratta di un racconto ispirato ad una storia vera: Lizzie Borden uccide con una ascia la propria famiglia dopo che scopre che il padre ha trucidato tutti i suoi colombi, da lei allevati con amore, per il loro continuo tubare, ma che Lizzie interpreta come atto perpetuato per soddisfare l'ingordigia della nuova moglie:

 "Le foto tuttora reperibili di Lizzie Borden mostrano un viso che è difficile guardare come se non sapeste niente sul suo conto; o vedeste gli eventi futuri proiettare la propria ombra sulla sua faccia, oppure, vicecersa ,ciò che vedete sa di terribile, qualcosa di minaccioso in questo viso con la mascella sporgente e rettangolare e quegli occhi folli tipici dei santi del New England, occhi che appartengono a qualcuno che non ti ascolta, occhi di una fanatica...potreste dire se non sapeste nulla sul suo cono. Se foste intenti a rovistare in una scatola di vecchie foto dal rigattiere e vi imbatteste in questo particolare viso, color seppia, sbiadito, sopra i soffocanti colletti degli anni Novanta del diciannovesimo secolo, potreste mormorare vedendola: "Che occhi grandi che hai!" come disse Cappuccetto Rosso al lupo, ma poi, forse, non perdereste altro tempo ad osservarla, perchè la sua non è, di per sè, una faccia che colpisce. Tuttavia ,  non appena alla faccia sarà associato il nome, una volta che l'avrete riconosciuta, quando saprete chi è e che cosa ha fatto, quella diventerà la faccia di una donna posseduta e vi perseguiterà, la guarderete e riguarderete, perchè trasuda mistero."
(Robinson, 11 febbraio 2018) 

     L’altra grande scrittrice di cui voglio parlare oggi è URSULA LE GUIN, scomparsa all’età veneranda di 88 anni il 22 gennaio di quest’anno.
     Ursula Le Guin scrive di fantascienza all’epoca in cui la fantascienza e il fantasy appartenevano ad genere di letteratura ritenuta minore, questo garantiva una grande libertà di azione agli autori; non solo, il leggere questo genere, come anche per i comics, era un’attività che andava fatta di nascosto….proibita e perciò eccitante.
     Antonio Faeti racconta nel libro Diamanti in cantina come lui giovane lettore nascondesse la rivista di fantascienza Galaxy all’interno del libro di algebra. E più avanti continua, quando anni dopo veniva sdoganata quest’idea della fantascienza come letteratura minore, la Le Guin, riferiva da un lato della sue preoccupazioni nel vedere la fantascienza oggetto di studi di corsi accademici, si perdeva la magia del proibito, e dall’altro la felicità di questa nuova consacrazione, esercitava un mestiere di cui i figli potevano raccontare.
     La Le Guin scrive di fantascienza, di fantasy e di libri per giovani adolescenti e lei stessa ci dice:

«Ho scritto libri di genere perché riuscivo a venderli, ma ho anche scritto quello che volevo scrivere. In verità penso che sia stato proprio il fatto di scrivere all’interno di un genere a permettermi di essere più libera rispetto ad altri scrittori, che tentavano di avere successo con ciò che andava per la maggiore». 
(27 gennaio 2018, La lettura, conversazione con John Freeman)

     Autrice per adulti e per ragazzi, vincitrice di molti prestigiosi premi, nel 2003 viene insignita del titolo Grand Master, assegnato ad autori di fantascienza come Arthur C. Clarck, Ray Bradbury, e Isaac Asimov. Molto famosi i libri per adulti La mano sinistra delle tenebre (1969) e I reietti dell’altro pianeta (1974), venduti in milioni di copie in tutto il mondo.



     Per la Le Guin la fantascienza non sono solo ometti verdi o confronti tra mondi altri; il confronto è spesso tra classi sociali diverse, tra uomo e donna in un atteggiamento di mediazione e di incontro.
     Come ad esempio nel romanzo La mano sinistra delle tenebre in cui in un futuro lontano uomini e donne si caratterizzano per genere in base ai loro desideri. Siamo negli settanta e la nostra autrice parla della costruzione sociale dell’identità di genere.
     La svolta femminista avviene con il romanzo L’occhio dell’airone, che ha per protagonista una donna. La morte dell’eroina a metà del libro la induce ad una riflessione sul suo stile e così smette di scrivere da “uomo”, come dice lei stessa, e propone un proprio sguardo al femminile.





     La Le Guin per ragazzi non è da meno, come in Agata e la Pietra nera, non troveremo mostri alieni mirabolanti ma una fantascientifica avventura alla base di un amore adolescenziale.
     Così come la celebre serie della scrittrice La saga di Terramare :  il primo di questi libri Il mago, ci dice ancora Antonio Faeti, presenta un fantasy leggero e salutare  per  giovani adolescenti.
     I volumi che compongono la serie sono: Il mago, Le tombe di Attuan, Il signore dei draghi, L’isola dei drago, I venti di terramare, Le leggende di terramare.

Estremamente poetica poi quando scrive per i più piccoli :I gatti volanti,  Il ritorno dei gatti volanti edito da Salani.



     Una scrittrice a 360 gradi che passa con la stessa intensità e poesia dalla letteratura per adulti a quella per ragazzi.






     Così Stephen King saluta la scrittrice alla notizia del suo decesso in un twitter: 
"È morta Ursula K. Le Guin, una dei più grandi. Non solo una scrittrice di fantascienza, una icona letteraria. Buona fortuna nella galassia"


IL PRIMO UOMO SULLA LUNA

 L'Orlando Furioso è un capolavoro letterario che regalerà ai lettori spunti fantastici per altri cinquecento anni. Un 'opera totale, dall'ispirazione multiforme, dalle infinite possibilità di lettura ed ancora tanto, tanto attuale, anche se parla di cavalieri, maghi e donzelle...
Se un regista matto volesse trasformarlo in un film non ci riuscirebbe facilmente: sarebbe come unire «Il Signore degli anelli» a «Matrix» e «Blade Runner».
La sua complessità scoraggia il lettore di oggi, ma grazie a Dio Italo Calvino ci ha regalato il suo «ORLANDO FURIOSO DI LUDOVICO ARIOSTO RACCONTATO DA ITALO CALVINO» edito da Mondadori, nel quale ci offre una guida per non perderci in quel meraviglioso labirinto di avventure, effetti speciali, fughe, battaglie e duelli infiniti che è questo capolavoro letterario.

La lingua si adatta alla variabilità delle vicende, attraverso l'adozione dell'ottava, il metro poetico usato:



«Il segreto dell'ottava ariostesca sta nel seguire il vario ritmo del linguaggio parlato, nell'abbondanza di quelli che furono definiti gli «accessori inessenziali del l inguaggio », cosi come nella sveltezza della battuta ironica; ma il registro colloquiale è solo uno dei tanti suoi, che vanno dal lirico al tragico allo gnomico e che possono coesistere nella stessa strofa.» (Calvino, op. cit.)



Lo sfondo delle vicende sarebbe quella che oggi chiameremmo una Guerra Santa, Cristiani contro Musulmani. Eppure, nel gioco multicolore e spensierato delle vicende ariostesche, con un susseguirsi di episodi scoppiettanti che si intrecciano e poi si uniscono



L'essere «di fé diversi» non significa molto di più, nel Furioso, che il diverso colore dei pezzi in una scacchiera. I tempi delle Crociate in cui il ciclo dei Paladini aveva assunto un valore simbolico di lotta per la vita e per la morte tra la Cristianità e l 'Islam, sono lontani.
(...) Però essi sono rappresentati su un piano di parità con i Cristiani per quel che riguarda il valore e la civiltà; e senza quasi nessuna caratterizzazione esotica, o notazione di costumi diversi da quelli d'Occidente. (...). Sono dei signori feudali tal quale i cavalieri cristiani, e neanche li distingue la convenzionale differenziazione delle uniformi negli eserciti moderni, perché qui gli avversari si contendono e scambiano sempre le stesse corazze e elmi e armi e cavalcature.
In realtà «i Mori» sono un'entità fantastica per la quale non vale alcun riferimento storico o geografico.» (Calvino, op. cit.)



Ed in questo scenario variabile vogliamo concentrarci su uno degli episodi più famosi, quello di Astolfo sulla Luna. Riassumiamo rapidamente il contesto: Orlando, impazzito d'amore per la bella Angelica, è anche temporaneamente inabile a guerreggiare. Ha perso il «senno», che oggi definiremmo come la «capacità di intendere e di volere». Tocca al cavaliere inglese Astolfo, un personaggio a metà strada fra mago, guerriero e pellegrino, risolvere la situazione. La sua missione è quella di andare nientemeno che sulla Luna, dove si trovano tutte le cose perdute dagli uomini, trovare il Senno di Orlando e riportarlo al legittimo proprietario, per metterlo in grado di dare il suo contributo indispensabile alla vittoria dei cristiani sugli infedeli.
Con questo paladino inglese, che esisteva gìà in quella sorta di prequel del Furioso che è l' «Orlando Innamorato» del Boiardo, siamo davanti ad un personaggio che, sempre nella lettura che ne fa Calvino, impersona un po' il carattere stesso di Ariosto:



...l'anima ariostesca (questa presenza che non si lascia mai acchiappare e definire) è riconoscibile soprattutto in lui, esploratore lunare che non si meraviglia mai di nulla, che vive circondato dal meraviglioso e si vale di oggetti fatati, libri magici, metamorfosi e cavalli alati con la leggerezza d'una farfalla, ma sempre per raggiungere fini di pratica utilità e del tutto razionali.



Andando oltre il testo ariostesco bisogna dire che l'episodio in sè stesso ha una grande potenza evocatrice ed immaginativa, ispirando pittori, scrittori e musicisti. L'immagine di un cavaliere che, come un Neil Armstrong medievale atterra sulla Luna non può lasciare
indifferente nessun lettore. Per uno di quegli strani casi in cui le opere d'arte a volte si incontrano e dialogano anche a distanza di anni e chilometri abbiamo trovato una canzone che sembra essere stata scritta apposta per descrivere l'impresa di Astolfo, il primo uomo (di carta) sulla Luna.
Si tratta di un brano di Raf, inserito nel bellissimo album «La Prova», un unicum nella carriera di questo artista, dal titolo appunto de «Il primo uomo»: proviamo a leggerne il testo, davvero ispirato.



Senza gravità
Il corpo trova l'istinto della libertà
E il silenzio dà
Allo spazio una dimensione liquida
Io sasso di fionda sospeso nell'oscurità
Mi perdo al suono leggero dell'immensità

Sarò il primo uomo che vola
Che va dalla terra alla luna in una notte scura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo
Old day good bye

Ora intorno a me
C'è una pace che il mondo mai avrà
Il cielo è una cattedrale che muri non ha
Dove arriva l'eco lontano dell'umanità

Sarò il primo uomo che vola
Che va dalla terra alla luna in una notte scura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo

Oltre il tempo oltre la realtà
Questo viaggio chissà dove porterà

Sarò un bambino che nasce
Un albero nuovo che cresce che non ha paure
Sarò solamente una cometa
Nella notte lontana di un pianeta il primo uomo

Sarò il primo che vola
Che cammina sfiorando la luna non ho più paura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo
Old day good bye



Bello vero?
Adesso procuriamoci la canzone di Raf, chiudiamo gli occhi ed immaginiamo un cavaliere un po' matto che galleggia nello spazio. Alle sue spalle una guerra interminabile, e lui vede il suo mondo rimpicciolirsi, le vicende che ha attraversato diventano risibili, lì nello spazio immenso; la sua vita acquista una nuova consapevolezza e capisce che al ritorno da questa missione non sarà più lo stesso....
Adesso premete il tasto «play».
Buon sogno.

Lui


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