- STORIE DI CANI CATTIVI -


Fin dalla notte dei tempi l'uomo ha provato a dare la propria voce ed il proprio carattere agli animali: le leggende ed i racconti degli uomini primitivi, i grandi racconti epici, le favole di Esopo e Fedro fino ai giorni nostri.

Fra tutti gli animali il cane è l'animale domestico per eccellenza, ritratto in tutte le forme artistiche dalla preistoria ad oggi. In principio fu Cerbero, mostruoso cane a tre teste messo a guardia dell'Ade, l'Inferno mitologico greco - romano. Ercole lo doma nell'ultima delle sue dodici fatiche. Da Cerbero in poi il cane viene generalmente ritratto in modo positivo, esaltando le doti di fedele protettore dell'uomo e della sua famiglia. 


Gli esempi sono innumerevoli: citerò quelli che mi sono più cari e che mi sembrano più significativi. Si potrebbe dire che il capostipite di questa generazione di cani «buoni» è Argo, il cane di Ulisse, ritratto nell'Odissea omerica: aspetta il suo padrone per venti anni, lo riconosce nonostante un dio abbia cambiato le sue sembianze e muore subito dopo, finalmente appagato per aver rivisto il suo padrone.



L'infanzia e l'adolescenza dei ragazzini sono sempre state popolate poi da cani a dir poco eroici: si comincia col classicissimo «I musicanti di Brema», e si può passare poi a Zanna Bianca, Buck e Zanna Gialla, eroi dei romanzi di Jack London; Lassie, protagonista negli anni '30 di un romanzo dello scrittore Eric Knight, ritratto poi in decine di film; Nana, il terranova della famiglia di Wendy in «Peter Pan»; Toto il cane di Dorothy ne «Il meraviglioso mago di Oz»; Nebbia, il fido San Bernardo del nonno di Heidi oppure Capi, il cane artista-girovago che sopravvive a tante sciagure in «Senza Famiglia» di Hector Malot. 
In tempi più recenti mi vengono in mente altre figure di cani positivi come il simpaticissimo Milo nel film «The Mask - da zero a mito» con Jim Carrey del 1994, a sua volta tratto da un'opera a fumetti e Fang, il cane di Rubeus Hagrid nella saga di Harry Potter di J.K. Rowling.
In questa folla di cani positivi e fedeli spiccano alcune eccezioni che riflettono anche delle visioni della vita più realistiche o disincantate, ma non per questo meno interessanti.
Un primo esempio lo troviamo in Pinocchio, abitato da ben tre cani, molto diversi fra loro. 
        Il primo è Medoro, barboncino fedele ed elegantissimo servitore della Fata Turchina: lo vediamo prelevare Pinocchio, appena scampato all'aggressione del Gatto e della Volpe, per portarlo a casa della Fata.
Il secondo è Melampo, che in realtà non vediamo in quanto da poco defunto: Pinocchio viene «assunto» al suo posto per fare la guardia ad un pollaio; ben presto il burattino scopre che il tanto lodato e rimpianto cane da guardia era stato «corrotto» dalle faine e che dietro il compenso di una gallina  «bell'e pelata» fa finta di non vedere tutte quelle che i predatori razziavano.
Il terzo è Alidoro, inizialmente feroce mastino al servizio della Legge: viene «scagliato» dai carabinieri all'inseguimento di Pinocchio che però lo salva da morte certa. Alla prima occasione restituirà il favore a Pinocchio,   perchè «in questomondo bisogna tutti aiutarsi l'un l'altro».
E' chiaro che in questa triade i cani rappresentano tre tipici atteggiamenti umani: ma pur nel gioco fantastico della storia ne esce un quadro molto meno rassicurante e più fedele alla vita reale, rispetto a tutti quelli citati in precedenza: il mito del cane fedele e leale comincia ad incrinarsi: non ci si può fidare sempre «a scatola chiusa».

L'immane tragedia delle Guerre Mondiali demolisce le sicurezze e la fiducia dell'uomo in un futuro sicuramente migliore. Anche la raffigurazione dei cani nelle opere letterarie risente di questa angoscia:  un esempio molto influente lo troviamo ne «La Fattoria degli animali» di George Orwell, dove i cani vengono ritratti in gruppo, senza individualità, a rappresentare il potere poliziesco (e senza gli slanci di un Alidoro) ad immagine delle tante polizie politiche utilizzate dai regimi totalitari. E non è un caso se anche nella memoria lacerata di Primo Levi il ringhio rabbioso dei cani si fonde con le urla dei nazisti all'arrivo ad Auschwitz, fino a renderli indistinguibili.
Queste suggestioni si sono spesso trasferite anche in altri ambiti artistici, come la musica rock. I Pink Floyd, ad esempio, hanno un legame abbastanza forte con i cani. Nel loro LP «Meddle» c'è un brano, «Seamus», un classico blues lento, in cui il controcanto è interpretato da un cane, lo stesso del titolo, con esiti davvero sorprendenti oltre che spassosi. L'influenza orwelliana sulla band però si manifesta pienamente con l'album «Animals», triste carrellata di animali che evidenziano le distorsioni e le ossessioni dell'uomo contemporaneo: nel brano «Dogs» viene ritratto un uomo-animale simile ad un killer, senza scrupoli ed alla continua ricerca di un obiettivo (denaro, potere, importanza sociale) per raggiungere il quale non esita a pugnalare alla schiena i suoi simili e che non calcola di finire i suoi giorni proprio come tutti gli altri, vecchio e stanco.  

Just another sad old man
All alone and dying of cancer
(...)

Ma del resto se rileggiamo a modo «Il richiamo della foresta» non rinveniamo una mentalità molto simile, quando Buck è costretto a farsi rispettare dal branco?

L'ultimo pezzo floydiano che ha come protagonisti i cani è «Dogs of war», dall'album «A momentary lapse of reason»: qui il riferimento è chiaro fin dal titolo, la consapevolezza dell'esistenza di un'intera comunità di umani dedita all'alimentazione, alla costruzione ed alla riproduzione continua della Guerra nel mondo. Una natura che non può essere umana ma solo bestiale, non nel senso animale del termine quanto in quello mostruoso, anche se per visualizzare il concetto vengono scelti proprio i cani, visibili anche nella copertina dell'album, piazzati sullo sfondo, in una paziente quanto inquietante attesa.

We all have a dark side, to say the least 
And dealing in death is the nature of the beast
One world, it's a battleground
One world, and we will smash it down
One world

Tutti abbiamo un lato oscuro (è un eufemismo)  
E vendere morte è natura della bestia
Un solo mondo, è un campo di battaglia
Un mondo, e lo schianteremo
Un solo mondo

(Trad. http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=364)

    Un ulteriore salto nella natura oscura di questi animali è stato fatto ad opera di Stephen King con il suo famosissimo "Cujo", la storia di un San Bernardo affettuoso e docile che in seguito al morsi di un pipistrello contrae la rabbia, subendo una dolorosa trasformazione in killer senza pietà. Nel caso di questo libro (trasformato in un dimenticabile film del 1983) ci troviamo davanti alla personificazione dell'alcolismo vissuto dall'autore negli anni della sua composizione. Addirittura King ha scritto di rammaricarsi di non ricordare neanche di aver scritto questo libro, perdendosi tutto il divertimento. Molto interessante nel libro è seguire la straziante trasformazione che il cane pacioccoso abituato a farsi cavalcare dai bambini in un essere dolorante che vede dappertutto nemici da aggredire e da abbattere. La sua vicenda fa da contraltare alla dissoluzione in atto di una famiglia, fra crisi economica e tradimenti: alla fine quindi Cujo è un cattivo involontario, punito dalla sorte, mentre gli umani vengono ritratti mentre fanno consapevolmente i loro sbagli. 


Bene, lectores, è ora di chiudere: diamo un cenno di altri cani che hanno colpito l'immaginario nel cinema di qualche anno fa con buona pace degli irrilevanti film della serie "Beethoven":
- Qualcosa è cambiato (As Good as It Gets) 1997, diretto da James L. Brooks, con uno strepitoso Jack Nicholson attorniato da una straordinaria «banda» di attori. Il protagonista, un uomo disturbato e infastidito da tutta l'umanità che lo circonda comincia a mettere in discussione se stesso quando comincia (in modo quasi inconsapevole) ad affezionarsi ad un cagnolino, lo stesso che aveva tentato di eliminare nelle scene iniziali.
- Hachiko - Il tuo migliore amico (Hachi: A Dog's Tale) del 2009 diretto da Lasse Hallström, è il rifacimento di un film giapponese del 1987 tratto dalla storia vera di un cane di razza Akita che dopo la morte del padrone continua ad aspettarlo come ogni giorno alla stazione, per vent'anni, fino alla morte. 
- Margin Call, del 2011, diretto da J.C. Chandor vede uno strepitoso Kevin Spacey, con un cast davvero stellare intorno a sè, protagonista di una sorta di Giorno del Giudizio, l'inizio del caos finanziario del 2008. Mentre intorno a lui fioccano licenziamenti in tronco, carriere vengono stroncate e tutti lottano contro tutti per conservare il proprio posto e la propria fetta di potere all'interno dell'Azienda (si potrebbe dire che è la visualizzazione del brano dei Floyd di «Animals») il protagonista non ha altri pensieri che per il proprio cane, malato senza speranza, l'unico essere vivente che gli strappa una lacrima e che alla fine del film sotterra amorevolmente nel giardino di quella era stata la sua casa.

Bene direi che per essere «solo» un animale domestico il cane ha scatenato una serie di collegamenti davvero incredibile: i suggerimenti di lettura, di ascolto e di visione sono tanti, sperimentatene qualcuno e fateci sapere il vostro pensiero sulla nosta pagina Facebook (https://www.facebook.com/LectorintheMirror/) o su Instagram (https://www.instagram.com/lectorinthemirror/?hl=it) o direttamente su queste pagine, dopo esservi registrati!  

Lui
    


TIME’S UP

     C’eravamo lasciati nel post precedente con una riflessione aperta sul libro Bambine ribelli 2: il libro propone biografie di donne contemporanee che hanno fatto la differenza ognuna nel proprio campo.
     A quarant’anni dai movimenti sessantottini è davvero ancora necessario parlare di differenza di genere?
     Lo scandalo del Grande Molestatore nonché produttore Harvey Weinstein, che ha travolto lo star system hollywoodiano, la forza del movimento Time’s up nato come reazione allo scandalo stesso, i dati relativi alle posizioni di potere occupate dalle donne, la cronaca quotidiana dei femminicidi, la necessità di parlare di  quote rosa in ambito politico e sbandierarle a gran voce,  tutto questo ci fa dire che la risposta è "ahimè sì!".
     Allora ben vengano libri come Bambine ribelli 2 se ci consentono di offrire un’idea di donna e femminilità diversa e distante da quelle che il mondo dei mass media, televisione, pubblicità in primis ci propone.
     Non è ovviamente l’unico libro che ci parla di donne del presente o del passato che con la loro personalità o il loro lavoro hanno cambiato o provato a cambiare lo stato delle cose. Ricordo tra i molti, per i più piccoli:
Virginia Wolf, la bambina con il lupo dentro, traduzione di Beatrice Masini, Rizzoli 2014;

Lei, Vivian Maier, autore Cinzia Ghigliano, Orecchio Acerbo,2016
Frida, di  Pèrez Sebestian e  Benjamin Lacombe, Rizzoli, Marzo 2017
Coco Chanel, autore Maria Isabel Sanchez Vegara, Fabbri Ed., 2017





     Lo stesso film The post, regia di Steven Spielberg, con Tom Hanks a Meryl Streep, anno 2017, nel rivendicare il diritto di cronaca e la libertà di informazione, mette in luce la figura di Kay Graham prima donna alla guida della prestigiosa testata "The Washington Post". Kay mette a rischio la propria carriera, insieme al direttore Ben Bradles, in nome della libertà: una figura di donna forte dalla profonda etica professionale.

         In questo post voglio in particolare ricordare  però due grandi autrici , Angela Carter e Ursula Le Guin, due donne colte e femministe che hanno trasferito nelle loro opere la loro cultura, la loro forza e il loro sguardo al femminile.
     ANGELA CARTER, prematuramente scomparsa all’età di 51 anni, portata via da un cancro, si delinea come una scrittrice dalla difficile collocazione all’interno di uno specifico genere: le sue opere rinviano al meraviglioso tipico delle fiabe ma, dalle tinte decisamente gotiche, così come la sua anima inglese emerge dai costanti rimandi all’opera di William Shakespeare. Si tratta di una scrittrice per adulti.
     Parlando dei suoi libri le si è spesso attribuito un certo realismo magico, una definizione, tuttavia,  che alla Carter andava stretta:
     «Non possiamo parlare di realismo magico ogni volta che succede qualcosa di strano in un romanzo» (Chiara Durastanti. Repubblica, l’8 marzo 2017)
     Scrive ancora la Durastanti a proposito della nostra autrice:

     “E poi ci sono autori che invitano il lettore ad andare contro se stesso, lo portano in posti in cui tutto è oscuro e liberatorio, e lo fanno innamorare dei suoi difetti potenziali invece delle cose che sa già.
   Angela Carter è una grande autrice che trascina il lettore proprio in questi spazi imprevedibili e iridescenti, in cui la realtà è solo una delle tante alternative a disposizione, senza badare troppo alle etichette.”

     Significativa è da questo punto di vista il libro La camera di sangue; si tratta di una rivisitazione di alcune fiabe popolari in chiave gotica ed erotica al contempo: Cappuccetto Rosso, Barbablù, Biancaneve tra le altre.
     Nel Cappuccetto Rosso di Angela Carter ritroviamo sotto una luce nuova gli elementi arcaici presenti nelle varie versioni della fiaba tradizionale, una storia di messa in guardia di cui l’autrice esplicita i significati più nascosti. Si narra infatti, come ci hanno insegnato gli studi psicanalitici, di una  iniziazione sessuale.
Ma facciamo parlare la nostra scrittrice:

"In questo paese desolato  i bambini invecchiano presto. (…) ma questa così carina, la  più piccola in famiglia, un fiore inaspettato, era stato coccolato dalla madre e dalla nonna.  Era stata lei a farle lo scialle rosso, che oggi appare, benchè lucente, come un sinistro presagio di sangue sulla neve. I seni hanno appena cominciato a crescerle; i capelli come lino così chiari che lasciano a malapena un’ombra sulla sua fronte pallida; le guance sono di un emblematico color scarlatto e bianco ed è da poco che le sono iniziate  le perdite di sangue mestruale, quell’orologio che d’ora innanzi, risuonerà dentro di lei una volta al mese.” (La camera di sangue pag.64)

     Nell’inserto Robisnon di Repubblica dell’11 febbraio 2018 troviamo un inedito racconto di Angela Carter, contenuto nell’antologia Le visionarie. Fantascienza, fantasy e femminismo di Ann & Jeff Vandermeer, che conferma come sia difficile imbrigliarla in categorie predefinite.


     Ecco un assaggio. Si tratta di un racconto ispirato ad una storia vera: Lizzie Borden uccide con una ascia la propria famiglia dopo che scopre che il padre ha trucidato tutti i suoi colombi, da lei allevati con amore, per il loro continuo tubare, ma che Lizzie interpreta come atto perpetuato per soddisfare l'ingordigia della nuova moglie:

 "Le foto tuttora reperibili di Lizzie Borden mostrano un viso che è difficile guardare come se non sapeste niente sul suo conto; o vedeste gli eventi futuri proiettare la propria ombra sulla sua faccia, oppure, vicecersa ,ciò che vedete sa di terribile, qualcosa di minaccioso in questo viso con la mascella sporgente e rettangolare e quegli occhi folli tipici dei santi del New England, occhi che appartengono a qualcuno che non ti ascolta, occhi di una fanatica...potreste dire se non sapeste nulla sul suo cono. Se foste intenti a rovistare in una scatola di vecchie foto dal rigattiere e vi imbatteste in questo particolare viso, color seppia, sbiadito, sopra i soffocanti colletti degli anni Novanta del diciannovesimo secolo, potreste mormorare vedendola: "Che occhi grandi che hai!" come disse Cappuccetto Rosso al lupo, ma poi, forse, non perdereste altro tempo ad osservarla, perchè la sua non è, di per sè, una faccia che colpisce. Tuttavia ,  non appena alla faccia sarà associato il nome, una volta che l'avrete riconosciuta, quando saprete chi è e che cosa ha fatto, quella diventerà la faccia di una donna posseduta e vi perseguiterà, la guarderete e riguarderete, perchè trasuda mistero."
(Robinson, 11 febbraio 2018) 

     L’altra grande scrittrice di cui voglio parlare oggi è URSULA LE GUIN, scomparsa all’età veneranda di 88 anni il 22 gennaio di quest’anno.
     Ursula Le Guin scrive di fantascienza all’epoca in cui la fantascienza e il fantasy appartenevano ad genere di letteratura ritenuta minore, questo garantiva una grande libertà di azione agli autori; non solo, il leggere questo genere, come anche per i comics, era un’attività che andava fatta di nascosto….proibita e perciò eccitante.
     Antonio Faeti racconta nel libro Diamanti in cantina come lui giovane lettore nascondesse la rivista di fantascienza Galaxy all’interno del libro di algebra. E più avanti continua, quando anni dopo veniva sdoganata quest’idea della fantascienza come letteratura minore, la Le Guin, riferiva da un lato della sue preoccupazioni nel vedere la fantascienza oggetto di studi di corsi accademici, si perdeva la magia del proibito, e dall’altro la felicità di questa nuova consacrazione, esercitava un mestiere di cui i figli potevano raccontare.
     La Le Guin scrive di fantascienza, di fantasy e di libri per giovani adolescenti e lei stessa ci dice:

«Ho scritto libri di genere perché riuscivo a venderli, ma ho anche scritto quello che volevo scrivere. In verità penso che sia stato proprio il fatto di scrivere all’interno di un genere a permettermi di essere più libera rispetto ad altri scrittori, che tentavano di avere successo con ciò che andava per la maggiore». 
(27 gennaio 2018, La lettura, conversazione con John Freeman)

     Autrice per adulti e per ragazzi, vincitrice di molti prestigiosi premi, nel 2003 viene insignita del titolo Grand Master, assegnato ad autori di fantascienza come Arthur C. Clarck, Ray Bradbury, e Isaac Asimov. Molto famosi i libri per adulti La mano sinistra delle tenebre (1969) e I reietti dell’altro pianeta (1974), venduti in milioni di copie in tutto il mondo.



     Per la Le Guin la fantascienza non sono solo ometti verdi o confronti tra mondi altri; il confronto è spesso tra classi sociali diverse, tra uomo e donna in un atteggiamento di mediazione e di incontro.
     Come ad esempio nel romanzo La mano sinistra delle tenebre in cui in un futuro lontano uomini e donne si caratterizzano per genere in base ai loro desideri. Siamo negli settanta e la nostra autrice parla della costruzione sociale dell’identità di genere.
     La svolta femminista avviene con il romanzo L’occhio dell’airone, che ha per protagonista una donna. La morte dell’eroina a metà del libro la induce ad una riflessione sul suo stile e così smette di scrivere da “uomo”, come dice lei stessa, e propone un proprio sguardo al femminile.





     La Le Guin per ragazzi non è da meno, come in Agata e la Pietra nera, non troveremo mostri alieni mirabolanti ma una fantascientifica avventura alla base di un amore adolescenziale.
     Così come la celebre serie della scrittrice La saga di Terramare :  il primo di questi libri Il mago, ci dice ancora Antonio Faeti, presenta un fantasy leggero e salutare  per  giovani adolescenti.
     I volumi che compongono la serie sono: Il mago, Le tombe di Attuan, Il signore dei draghi, L’isola dei drago, I venti di terramare, Le leggende di terramare.

Estremamente poetica poi quando scrive per i più piccoli :I gatti volanti,  Il ritorno dei gatti volanti edito da Salani.



     Una scrittrice a 360 gradi che passa con la stessa intensità e poesia dalla letteratura per adulti a quella per ragazzi.






     Così Stephen King saluta la scrittrice alla notizia del suo decesso in un twitter: 
"È morta Ursula K. Le Guin, una dei più grandi. Non solo una scrittrice di fantascienza, una icona letteraria. Buona fortuna nella galassia"


IL PRIMO UOMO SULLA LUNA

 L'Orlando Furioso è un capolavoro letterario che regalerà ai lettori spunti fantastici per altri cinquecento anni. Un 'opera totale, dall'ispirazione multiforme, dalle infinite possibilità di lettura ed ancora tanto, tanto attuale, anche se parla di cavalieri, maghi e donzelle...
Se un regista matto volesse trasformarlo in un film non ci riuscirebbe facilmente: sarebbe come unire «Il Signore degli anelli» a «Matrix» e «Blade Runner».
La sua complessità scoraggia il lettore di oggi, ma grazie a Dio Italo Calvino ci ha regalato il suo «ORLANDO FURIOSO DI LUDOVICO ARIOSTO RACCONTATO DA ITALO CALVINO» edito da Mondadori, nel quale ci offre una guida per non perderci in quel meraviglioso labirinto di avventure, effetti speciali, fughe, battaglie e duelli infiniti che è questo capolavoro letterario.

La lingua si adatta alla variabilità delle vicende, attraverso l'adozione dell'ottava, il metro poetico usato:



«Il segreto dell'ottava ariostesca sta nel seguire il vario ritmo del linguaggio parlato, nell'abbondanza di quelli che furono definiti gli «accessori inessenziali del l inguaggio », cosi come nella sveltezza della battuta ironica; ma il registro colloquiale è solo uno dei tanti suoi, che vanno dal lirico al tragico allo gnomico e che possono coesistere nella stessa strofa.» (Calvino, op. cit.)



Lo sfondo delle vicende sarebbe quella che oggi chiameremmo una Guerra Santa, Cristiani contro Musulmani. Eppure, nel gioco multicolore e spensierato delle vicende ariostesche, con un susseguirsi di episodi scoppiettanti che si intrecciano e poi si uniscono



L'essere «di fé diversi» non significa molto di più, nel Furioso, che il diverso colore dei pezzi in una scacchiera. I tempi delle Crociate in cui il ciclo dei Paladini aveva assunto un valore simbolico di lotta per la vita e per la morte tra la Cristianità e l 'Islam, sono lontani.
(...) Però essi sono rappresentati su un piano di parità con i Cristiani per quel che riguarda il valore e la civiltà; e senza quasi nessuna caratterizzazione esotica, o notazione di costumi diversi da quelli d'Occidente. (...). Sono dei signori feudali tal quale i cavalieri cristiani, e neanche li distingue la convenzionale differenziazione delle uniformi negli eserciti moderni, perché qui gli avversari si contendono e scambiano sempre le stesse corazze e elmi e armi e cavalcature.
In realtà «i Mori» sono un'entità fantastica per la quale non vale alcun riferimento storico o geografico.» (Calvino, op. cit.)



Ed in questo scenario variabile vogliamo concentrarci su uno degli episodi più famosi, quello di Astolfo sulla Luna. Riassumiamo rapidamente il contesto: Orlando, impazzito d'amore per la bella Angelica, è anche temporaneamente inabile a guerreggiare. Ha perso il «senno», che oggi definiremmo come la «capacità di intendere e di volere». Tocca al cavaliere inglese Astolfo, un personaggio a metà strada fra mago, guerriero e pellegrino, risolvere la situazione. La sua missione è quella di andare nientemeno che sulla Luna, dove si trovano tutte le cose perdute dagli uomini, trovare il Senno di Orlando e riportarlo al legittimo proprietario, per metterlo in grado di dare il suo contributo indispensabile alla vittoria dei cristiani sugli infedeli.
Con questo paladino inglese, che esisteva gìà in quella sorta di prequel del Furioso che è l' «Orlando Innamorato» del Boiardo, siamo davanti ad un personaggio che, sempre nella lettura che ne fa Calvino, impersona un po' il carattere stesso di Ariosto:



...l'anima ariostesca (questa presenza che non si lascia mai acchiappare e definire) è riconoscibile soprattutto in lui, esploratore lunare che non si meraviglia mai di nulla, che vive circondato dal meraviglioso e si vale di oggetti fatati, libri magici, metamorfosi e cavalli alati con la leggerezza d'una farfalla, ma sempre per raggiungere fini di pratica utilità e del tutto razionali.



Andando oltre il testo ariostesco bisogna dire che l'episodio in sè stesso ha una grande potenza evocatrice ed immaginativa, ispirando pittori, scrittori e musicisti. L'immagine di un cavaliere che, come un Neil Armstrong medievale atterra sulla Luna non può lasciare
indifferente nessun lettore. Per uno di quegli strani casi in cui le opere d'arte a volte si incontrano e dialogano anche a distanza di anni e chilometri abbiamo trovato una canzone che sembra essere stata scritta apposta per descrivere l'impresa di Astolfo, il primo uomo (di carta) sulla Luna.
Si tratta di un brano di Raf, inserito nel bellissimo album «La Prova», un unicum nella carriera di questo artista, dal titolo appunto de «Il primo uomo»: proviamo a leggerne il testo, davvero ispirato.



Senza gravità
Il corpo trova l'istinto della libertà
E il silenzio dà
Allo spazio una dimensione liquida
Io sasso di fionda sospeso nell'oscurità
Mi perdo al suono leggero dell'immensità

Sarò il primo uomo che vola
Che va dalla terra alla luna in una notte scura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo
Old day good bye

Ora intorno a me
C'è una pace che il mondo mai avrà
Il cielo è una cattedrale che muri non ha
Dove arriva l'eco lontano dell'umanità

Sarò il primo uomo che vola
Che va dalla terra alla luna in una notte scura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo

Oltre il tempo oltre la realtà
Questo viaggio chissà dove porterà

Sarò un bambino che nasce
Un albero nuovo che cresce che non ha paure
Sarò solamente una cometa
Nella notte lontana di un pianeta il primo uomo

Sarò il primo che vola
Che cammina sfiorando la luna non ho più paura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo
Old day good bye



Bello vero?
Adesso procuriamoci la canzone di Raf, chiudiamo gli occhi ed immaginiamo un cavaliere un po' matto che galleggia nello spazio. Alle sue spalle una guerra interminabile, e lui vede il suo mondo rimpicciolirsi, le vicende che ha attraversato diventano risibili, lì nello spazio immenso; la sua vita acquista una nuova consapevolezza e capisce che al ritorno da questa missione non sarà più lo stesso....
Adesso premete il tasto «play».
Buon sogno.

Lui


BAMBINE RIBELLI NELLA LETTERATURA PER RAGAZZI

Elena Favilli e Francesca Cavallo sono le autrici di un libro di biografie di donne che hanno segnato un momento di rottura ognuna nel proprio ambito. Questo testo, Storie della buonanotte, è stato il libro per ragazzi più venduto del 2017 in Italia. La sua pubblicazione ha creato una grande discussione in rete, ma non solo, intorno a questo grande successo e alla qualità o meno dello stesso: operazione di puro marketing ? occasione mancata per mettere in evidenza un aspetto particolare della letteratura per ragazzi? Che ci si schieri a favore o contro, questo libro ha certamente dei meriti: 1) rompe gli schemi e racconta di figure esclusivamente femminili del passato significative; si può poi discutere sulle modalità in cui sono state presentate le protagoniste, le scelte in quanto tali possono non essere sempre condivisibili, ma questo è un’altra questione ancora;
2) solleva una tematica di ancora grande attualità, fornendo lo spunto oggi per parlare di letteratura per ragazzi al femminile. L’uscita di questi giorni di Storia della buonanotte 2 vede per protagoniste donne non più del passato ma contemporanee e diventa l’occasione di un dialogo tra le due autrici, pubblicato nell’inserto Robinson del Corriere della Sera di Domenica 11 febbraio 2018. Alla domanda : chi sono le bambine ribelli? Elena Favilli e Francesca Cavallo rispondono rispettivamente così: “Per me le bambine ribelli sono quelle che si rifiutano di farsi inventare dagli uomini che le circondano” “Per me sono ribelli quelle che non si accontentano, che osano”. Personalmente sono cresciuta all’ombra di storie di fanciulle infelici, Candy Candy, Peline, Anna dai Capelli Rossi, Pollyanna, le eroine dei romanzi di Gianna Anguissola: le protagoniste femminili anche quelle potenzialmente ribelli finivano sempre imbrigliate nelle consuetudini sociali, all’insegna della figura della “bisbetica appunto domata”. La fiaba tradizionaleRisultati immagini per CENERENTOLA IMMAGINI poi è ricca di figure femminili passive che attendono di essere salvate o che accettano il loro destino: Cenerentola, Biancaneve, La bella addormentata, Raperonzolo. Quando poi si ribellano o provano ad essere protagoniste della loro storia devono farlo sotto mentite spoglie, rinnegando la loro vera identità come nella fiaba Fantaghirò o nel cartone animato Lady Oscar (tratto dal manga di Riyoko Ikeda, siamo negli anni ottanta, ma alla serie il merito di aver introdotto il gender in Italia), Mulan (film animato molto più recente, 1988, regia di T.Bancroft e B. Cook, Disney), donne guerriere che nascondono la loro femminilità dietro all’armatura o alla divisa. Anche in Shrek, libro (William Steig, Mondadori 1990) e/o film (DreamWorks, 2001, regia di A. Adamson e V. Jenson), assistiamo ad una trasformazione della principessa Fiona: dapprima attende passivamente il bacio del vero amore, ma poiché è stata salvata per procura da un orco questo non arriverà, per poi scoprire e scoprirsi di diversa natura; il bacio la trasformerà in un’orchessa, come se per essere sé stessi sia necessario essere altro da sé.
Non sono mancate figure femminili di rottura anche nella letteratura precedente i fatidici anni ottanta . Jo di Piccole donne di Louis May Alcott che esprime il suo essere diversa da come il contesto sociale la vorrebbe nel taglio dei propri capelli per recuperare il denaro necessario a comprare le cure per il padre. Bibi di Karen Michaelis ragazzina danese che viaggia in bicicletta per la Danimarca, e la cui potenzialità sovversiva sfuggì al regima fascista. Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren (Salani ed.), che irrompe sulla scena letteraria portando un gran scompiglio, dando così inizio alla figure ribelli della letteratura per ragazzi al femminile. La portata rivoluzionaria di Pippi viene poi ulteriormente amplificata dalla trasposizione del romanzo in una serie televisiva che raggiungerà in questo modo un pubblico molto più ampio (Raiuno 1970).
Successo di così grande portata che all’epoca fiorirono ampie discussioni pedagogiche sul fenomeno, non bisogna dimenticarsi che la letteratura aveva una forte connotazione moralistica ed educativa, si dovranno aspettare gli anni ottanta per la rivoluzione in campo letterario, di cui si è già detto nel post dedicato a Donatella Ziliotto, una delle straordinarie artefici di questa innovazione. Pippi Calzelunghe vive da sola in una grande casa, non va a scuola, passa le sue giornate bighellonando. Non si può poi non annoverare la meravigliosa Matilde di Roald Dahl, che in comune con Pippi ha una condizione di orfanezza ideale, anche se non reale, in teoria i genitori Matilde li ha ma vive comunque in uno stato di abbandono, nonché straordinari poteri, la forza per Pippi lo sguardo per Matilde. Entrambe in lotta contro i soprusi degli adulti nei confronti dell’infanzia siano essi potenziali ladri o terribili insegnanti. Rimanendo in un panorama internazionale , non a caso ancora in area nordica, figure bambine ribelli le troviamo nelle pagine di molti libri della Christine Nostlinger: Mamma e papà me ne vado, Einaudi , Ora di crescere, Rizzoli, Che stress, Salani Come non citare poi i nuovi Calpurnia (J. Kelly, Salani )e Stargirl di Jerry Spinelli, dove la diversità rispetto al contesto in cui si vive diventa tratto distintivo della propria opposizione allo status consolidato.
Ma c’è un’autrice italiana che per scelta stilistica ha dato vita solo a personaggi letterari femminili, Bianca Pitzorno. E che carrellata di bambine ribelli che escono fuori dalla sua straordinaria penna. Come non ricordare l’orfanella per eccellenza Lavinia che si prende una rivincita sul mondo trasformando ogni cosa in cacca? Nel libro L’incredibile storia di Lavinia, di cui abbiamo già parlato in un precedente post, si mutua la fiaba di Andersen, La piccola fiammiferaia, cambiando tempo, i giorni nostri, ambiente, la moderna Milano e atmosfera, divertenti gag e giochi di parole fanno la parodia alla fiaba tradizionale, da cui si discosta dopo l’incipit iniziale. Prisca, protagonista del bel romanzo Ascolta il mio cuore, non sopporta le ingiustizie di fronte alle quali il suo cuore batte a mille: “Ascolta il mio cuore!” dice alle compagne chiedendo loro di metterle una mano sul petto. E così ingaggia una guerra contro la maestra Sforza classista e ipocrita, regina delle ingiustizie. E poi c’è Aglaia, orfana per scelta, che decide di passare la sua vita in cima ad un albero insieme alla sua amica “grande” Bianca, al suo cane e al suo gatto; la collocazione della casa situata in cima ad un maestoso albero centenario del parco cittadino, rimane un segreto e quando i parenti vengono a trovarla sono opportunamente bendati. La casa sull’albero, Mondadori Ragazzi. E che dire di Polissena? In seguito ad un equivoco vede realizzarsi il suo più grande dubbio esistenziale: sapere di essere stata adottata, la rivelazione le spiega il motivo del suo essere così diversa dalla sua famiglia. Così lancia in resta parte alla ricerca del suo passato e delle sue origini; certamente non un'eroina passiva! Polissena del porcello, Mondadori. Infine voglio segnalare il film di animazione Ribelle, Disney-Pixar 2012, regia di B. Chapman M. Andrews, coraggiosa e ribelle principessa scozzese che vuole ad ogni costo seguire la sua strada. Vincitore dell’Oscar per l’animazione 2013.Risultati immagini per ribelle immagini Cosa rimane da dire? Come sono fortunate le bambine di oggi! LEI 
.


IL COPYRIGHT DEI MORTI


    Come ogni anno, dalla sua Istituzione nel 2004, le celebrazioni per il Giorno del Ricordo seguono quelle della Shoah. E’ necessario quindi anche qui mettere in chiaro nel nostro Dizionario cosa significa questa ricorrenza, a cosa si riferisca e sopratutto cosa non è /cosa non deve essere.

    In questa orribile campagna elettorale, piena di risvolti violenti nelle strade, è avvenuto, ad esempio, l'ennesimo sfruttamento della Storia per fini propagandistici. Uno dei leader politici impegnati nella competizione elettorale, nel tentativo di commemorare le vittime italiane delle Foibe ha usato una foto che in realtà mostra soldati italiani che uccidono civili in Slovenia. La foto, che è stata successivamente cancellata, dimostra però quanta superficialità si nasconde dietro la pretesa di avere, in qualche modo, l'esclusiva su certi avvenimenti storici. Cerchiamo allora di capire meglio gli avvenimenti.
     
      Nella legge che istituisce il Giorno del Ricordo (leggiamo da Wikipedia) possiamo leggere che riguarda “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
    Questo ci fa capire già che siamo in un ambito più ristretto, nazionale, rispetto al Giorno della Memoria, ed inoltre stabilisce uno scenario storico complesso, quello della vicenda del confine orientale durante la seconda guerra mondiale: abbiamo quindi un contesto preciso di riferimento.
    Sono due elementi che dobbiamo tener presente per capire bene quello di cui si parla e non cadere nelle trappole delle bufale o delle strumentalizzazioni politiche. Riassumiamo un attimo i fatti.

1)     Il cosiddetto confine orientale, grosso modo quello attuale fra Italia e Slovenia, ha avuto una storia sofferta fin dal XIX secolo quando gli attori in gioco erano il neonato Stato Italiano e l'Impero Austro-Ungarico. Gli Sloveni e gli Italiani convivevano lungo le zone confine che spesso cambiavano linee di demarcazione per cui bastava poco per diventare "straniero" nella terra in cui si era nati. Basta considerare che nel 1880 Trieste era una città a maggioranza italiana ma con un circondario interamente sloveno.

2)   Si arriva alla vigilia della Prima Guerra Mondiale in un clima già poco collaborativo fra la comunità slovena e quella italiana: entrambe non riescono a dialogare sulla scorta di un appartenenza comune allo stesso territorio, seguendo ideali fondamentalmente nazionalistici. La fine del conflitto vede l'Italia guadagnare non solo territori a maggioranza italiana ma anche interi distretti completamente sloveni: il successivo Trattato di Rapallo (1920) non vincolò l'Italia al rispetto delle popolazioni di lingua e cultura slovena, lingua e cultura che il nuovo regime fascista cercò in ogni modo di cancellare in una sorta di escalation che arrivò fino alla repressione violenta. Il programma fascista che mirava alla distruzione completa dell'identità degli sloveni e dei croati ebbe come risultato quello di coltivare la diffidenza e l'avversione di questa parte della popolazione e la nascita di quella equivalenza italiani = fascisti che risulterà fatale nel breve futuro.

3)     Arriva la Seconda Guerra Mondiale: il 17 aprile 1941 la Jugoslavia viene spartita fra Germani, Bulgaria, Italia e Ungheria, alleate nel conflitto. All'Italia vanno il Montenegro, buona parte del Kosovo/Macedonia, parte della Dalmazia e la Slovenia. Nella confinante Croazia si installa il governo filonazista di Ante Pavelic. Subito dopo il governo italiano parte con un programma di fascistizzazione e italianizzazione di questi territori, nei quali, come in altri territori europei, scoppia la rivolta e compare una Resistenza che vengono stroncate ferocemente dal governo italiano.

4)    Nel 1942/43 la Resistenza con il Fronte di Liberazione slavo riesce ad unire le sue varie anime (comunisti, cristiano-sociali e liberali): il generale italiano Mario Roatta attua il programma italiano di "Guerra Totale". Questo vuol dire centinaia di processi sommari, migliaia di condannati a morte o all'ergastolo, 25.000 deportati nei Campi di Concentramento italiani (eh, si li abbiamo costruiti anche noi...) ai quali vanno aggiunti un ancora indeterminato numero di morti nella guerra contro i partigiani jugoslavi.

5) L'8 settembre 1943 segna l'inizio della Tragedia. Gli italiani firmano un Armistizio con gli Angloamericani, l'Italia viene divisa in due, fra il Sud controllato dagli Alleati ed il nord dai Nazisti. Con l'esercito italiano allo sbando in Slovenia esplodono le sommosse anti italiane, con processi sommari che vedono circa 500 italiani gettati nelle foibe. E' il momento anche delle vendette personali, della "Resa dei Conti", dell'odio a lungo represso che non fa più differenze e viene immediatamente utilizzato dai vertici della Resistenza agli ordini di Tito, che guardava già alla costituzione della futura Jugoslavia e cerca di riguadagnare tutti i territori che l'Italia aveva annesso dal Trattato di Rapallo in poi.

6) Arriviamo così al maggio - giugno del 1945: la guerra è finita, ma la resa dei conti fra sloveni ed ex-dominatori continua, coinvolgendo anche innocenti che non avevano niente a che fare  col regime, antifascisti, chiunque avesse la colpa di essere italiano. Migliaia di persone vengono gettate (spesso ancora vive) nelle foibe o (nella stragrande maggioranza) fucilate nei campi di concentramento. Allo stato attuale delle fonti storiche si ipotizzano circa 5.000 vittime. Da questo momento, fino al 1956, circa 300.000 italiani abbandoneranno la regione insediandosi nei confini italiani e perdendo tutto quello che legittimamente possedevano.

Solo per un confronto ampio e per contestualizzare bene la vicenda va detto che:

- nel mese di maggio del 1945 i partigiani di Tito uccisero almeno 20.000 collaborazionisti croati e sloveni (civili con famiglie al seguito comprese): non solo gli italiani ma chiunque potesse opporsi alla costruzione della Jugoslavia che Tito aveva in mente doveva essere eliminato;
- nello stesso periodo, in Europa, circa 7.000.000 di persone furono costrette ad abbandonare le proprie terre d'origine e a trasferirsi altrove.

Questo vuol dire minimizzare l'accaduto? In realtà vuol dire proprio l'opposto, significa capire a fondo le cause e le dinamiche dei conflitti, per imparare ad evitarli; significa non dimenticare. Significa guardare in faccia alla nostra storia anche quando ci sono episodi sgradevoli. Significa sopratutto crescere.

Epilogo 

Solo nel 1975, con il Trattato di Osimo vengono definitivamente fissati i confini fra Italia e Jugoslavia, ma tutto ciò che di brutto doveva accadere era già accaduto. Per ragioni di convenienza politica, per disinteresse, per vigliaccheria, per l'abitudine di  non fare i conti con la propria storia, gli italiani morti in questa vicenda e quelli costretti all'esodo furono rimossi, dimenticati da partiti ed istituzioni, costretti in qualche articolo o qualche paragrafo dei Trattati ufficiali. Solo il Movimento Sociale Italiano, erede dichiarato del fascismo e minoranza politica fece propria la causa   degli esuli dando in questo modo un'impronta ideologica ad una vicenda che invece avrebbe dovuto avere interpreti diversi, senza contaminazioni di parte. A questo proposito risulta davvero curioso che proprio gli eredi di coloro che si guadagnarono l'odio delle popolazioni slave, creando i presupposti delle stragi rivendichino oggi il copyright su quelle vittime.

Dagli anni '80 in poi le ricerche storiche condivise su questi eventi sono rinate, grazie a condizioni politiche maggiormente favorevoli. Nonostante questo, e nonostante l'Istituzione della Giornata del Ricordo, si preferisce sempre puntare alla strumentalizzazione degli eventi, rimuovendo tutto ciò che può nuocere alla propria causa politica. 

Di sicuro quello che possiamo imparare da questa storia è che gli italiani non furono per niente "brava gente" nel Secondo Conflitto Mondiale, come non lo fu nessuna delle parti in guerra. In una guerra non esistono codici morali di combattimento, regole di torneo, parti da rispettare. Ci sono fenomeni storici da comprendere e spiegare, non una corsa a vedere "chi ha cominciato cosa", come nei litigi dei bambini. 

Questo non vuole dire che tutti gli attori di una guerra sono uguali: nell'insensatezza degli atti e fra le ipocrisie della si muovono vite, uomini che fanno delle scelte. Combattere per difendere Auschwitz e combattere per abbatterla non è proprio la stessa cosa.
Risultati immagini per matrix cucchiaio
Un'ultima cosa da ricordare: il copyright dei morti è come il famoso cucchiaio di "Matrix" (https://www.youtube.com/watch?v=oUx2MYlkIBY). 
Non esiste. 

Nota Finale

Anche per fare un articolo divulgativo ci vogliono delle fonti. Vuol dire che bisogna sempre documentarsi, anche se si ha una laurea in Lettere con una tesi di Storia Contemporanea. Per scrivere queste righe ho letto (oltre a tutte le voci sull'argomento di Wikipedia) il fantastico "Le foibe: i fatti, la costruzione della memoria, la ricerca storica. Strumenti per la didattica" del prof. Mario Brusa all'indirizzo http://www.historialudens.it/didattica-della-storia/58-le-foibe-i-fatti-la-costruzione-della-memoria-la-ricerca-storica.html. Ho poi letto "Foibe" di Raul Pupo e Roberto Spazzali, Bruno Mondadori Editore, infine ho consultato la Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena "RELAZIONI ITALO-SLOVENE 1880-1956", documento pubblico, condiviso da Italia e Slovenia, disponibile per tutti e  scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://www.kozina.com/premik/indexita_porocilo.htm. Leggetelo!
Mi sono poi avvalso della consulenza di un "addetto ai lavori": lo storico e scrittore Massimo Storchi (http://fortezzabastiani.myblog.it), che mi ha gentilmente fornito indicazioni preziose. Lo ringrazio di cuore. Con un aiuto del genere eventuali errori riscontrabili nel testo posso averli fatti solo io... 

Lui
     

Nella nostra libreria TUSITALA